Genitori Cervellotici Podcast

Natale Consapevole - Part 2


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* Dicembre è un mese strano.

* La risposta è meno complessa di quanto sembri.

* La routine non è rigidità, è sicurezza

* Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliere

* L’adulto come punto fermo

* Quando senti il bisogno di una guida

* “Come faccio a farli stare buoni?”

* Una lettura utile per questo periodo

* Il Natale non ha bisogno di più attività.

* I Genitori

* Bonus

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Nel primo episodio abbiamo parlato di come il Natale non si compri, di come i bambini non ricordino i pacchetti ma le sensazioni. In questo secondo incontro facciamo un passo avanti, perché quando scegliamo meno cose e più presenza, inevitabilmente ci troviamo davanti a un’altra domanda: come facciamo a stare insieme senza che tutto diventi caotico?

Dicembre è un mese strano.

Mentre dentro di noi nasce il bisogno di rallentare, di stare, di essere più presenti, fuori tutto accelera. Le giornate si accorciano, la stanchezza si accumula, gli impegni aumentano e la casa, che dovrebbe essere un luogo di ristoro, diventa spesso uno spazio di passaggio continuo, pieno di rumore, stimoli e richieste.

Chiediamo ai nostri figli di reggere un ritmo che spesso nemmeno noi adulti riusciamo a sostenere. Cambiano gli orari, saltano le routine, aumentano le persone, le voci, le aspettative. Anche quando siamo fisicamente insieme, non sempre siamo davvero presenti, perché la mente è occupata da ciò che “manca ancora da fare”.

In questo clima molti genitori iniziano a notare cambiamenti nei propri figli. Bambini che sembravano più tranquilli diventano più nervosi, più reattivi. Le emozioni esplodono più facilmente, l’addormentamento diventa più difficile, la collaborazione diminuisce. E quasi sempre arriva la stessa domanda, silenziosa e un po’ colpevole:

“Perché proprio ora?”

La risposta è già dentro quello che abbiamo visto nella settimana scorsa. Quando togliamo le cose ma non togliamo il caos, quando desideriamo più connessione ma non cambiamo il ritmo, il corpo dei bambini va in sovraccarico. E il loro comportamento diventa il linguaggio con cui ci dicono che stanno faticando.

La risposta è meno complessa di quanto sembri.

Anche se spesso ci porta a dubitare di noi stessi. I bambini non diventano improvvisamente “più difficili” a dicembre. Non stanno approfittando delle feste, né stanno mettendo alla prova i nostri limiti. Stanno semplicemente vivendo un periodo in cui tutto intorno a loro cambia, spesso troppo in fretta.

Sono più esposti. Esposti a routine che saltano, a orari irregolari, a voci nuove, a spazi condivisi, o a stimoli continui. Esposti anche alle emozioni degli adulti, che a dicembre diventano più intense, più tese, più cariche di aspettative e stanchezza. I bambini percepiscono tutto questo nel corpo prima ancora che nelle parole.

Il loro sistema nervoso, ancora in costruzione, non ha gli strumenti per filtrare, organizzare e regolare un eccesso di stimoli. Fa quindi l’unica cosa che può fare: segnala sovraccarico. E lo fa attraverso il comportamento. Con pianti improvvisi, scoppi emotivi, opposizione, fatica a dormire o a collaborare.

Questo non è un segnale di cattiva educazione. È una richiesta di contenimento.

Parafrasando il neuropsichiatra Bruce Perry:

“I bambini non devono essere corretti o educati quando sono disregolati, ma devono essere regolati insieme ad un adulto.”

Significa che, in quei momenti, ciò di cui hanno più bisogno non è una spiegazione, una punizione o un richiamo all’ordine, ma un adulto che riesca a restare presente, stabile e calmo accanto a loro.

E per chi volesse approfondire i concetti portati da Perry, vi consiglio il suo libro “The boy who was raised as a dog”.

Ed è qui che il Natale ci mette alla prova. Perché mentre i bambini chiedono regolazione, noi adulti siamo spesso già al limite delle nostre risorse. E quando due sistemi nervosi stanchi si incontrano, il rischio è quello di entrare in una spirale di reazioni invece che di connessione.

Capire questo cambia completamente lo sguardo. Non si tratta di “farli tornare come prima”, ma di riconoscere che stanno rispondendo a un ambiente più intenso. E che il primo passo non è intervenire sul comportamento, ma sull’esposizione e sul ritmo.

La routine non è rigidità, è sicurezza

Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale, spesso frainteso: la routine. Che in effetti non si tratta di rigidità, ma si di sicurezza. Non serve a controllare i bambini, né a rendere le giornate tutte uguali. Serve a offrire una base stabile dove poter vivere, sia durante le vacanze che durante l’anno.

Durante le feste molti genitori pensano che “tanto ormai è Natale” e che le regole possano saltare tutte insieme. Il problema, però, non è la flessibilità. Il problema è quando la flessibilità diventa assenza totale di punti fermi. Per un bambino, questo non è libertà: è disorientamento.

I bambini non hanno bisogno che tutto resti uguale, ma che qualcosa resti riconoscibile. Un ritmo minimo che dica loro: “Sei al sicuro, il mondo ha ancora una forma.” Quando anche quel poco viene meno, il sistema nervoso entra in allerta, perché non sa più cosa aspettarsi.

La routine, in questo senso, è come una cornice. Dentro quella cornice può esserci gioco, festa, cambiamento. Ma senza cornice, tutto si disperde. È per questo che, proprio a dicembre, i bambini sembrano più oppositivi o più agitati: non perché vogliano sfidare, ma perché cercano un riferimento.

Progettare una routine per le feste non significa rinunciare alla magia del Natale. Significa permettere al bambino di viverla senza andare in sovraccarico. È una scelta che non richiede nessuna perfezione, ma si tanta intenzione. E qui si parla di una routine semplificata, più morbida del solito, dove ci sia spazio per flessibilità, per momenti vuoti o improvvisi. Questo può fare una grande differenza.

In fondo, la routine non dice al bambino cosa deve fare.

Gli dice qualcosa di molto più importante: puoi stare tranquillo, c’è qualcuno che ti sta guidando.

Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliere

Molti genitori mi dicono: “A dicembre non ce la faccio, è tutto troppo.”

Ed è una risposta onesta, che merita rispetto. Perché dicembre non è faticoso solo per l’organizzazione, ma per il carico mentale invisibile che porta con sé: aspettative, doveri, confronti, l’idea di dover far stare bene tutti. E il più delle volte questo ricade sulle spalle della mamma o di chi ne fa le veci.

Proprio per questo, dicembre non è il mese in cui aggiungere più cose da fare.

Ma è il mese in cui togliere.

Togliere impegni non necessari, togliere appuntamenti fatti per abitudine o senso di colpa, togliere aspettative irrealistiche su come “dovrebbe” essere il Natale. Togliere anche l’idea che tutto debba funzionare, che tutti debbano essere felici, che ogni momento debba diventare un ricordo perfetto.

Quando togliamo, appare lo spazio per rimanere fermi. E rimanere fermi in questo caso significa fare meno ed essere più presente per i figli, per l’osservazione della famiglia, della vita che cresce.

Quando un genitore rallenta davvero, il bambino non deve più difendersi dal caos. Non deve alzare il volume delle emozioni per farsi sentire. Può finalmente abbassare le difese, perché sente che qualcuno sta contenendo l’ambiente al posto suo.

Togliere queste cose, non significa rinunciare alle cose importanti . Ma si scegliere. Significa decidere quello che rimane, quello che è importante e quello che invece è superfluo.

Significa proteggere l’energia della famiglia, soprattutto in un periodo in cui tutto sembra chiedere di più. Ed è spesso proprio da qui che il Natale cambia volto. Non quando facciamo di più, ma quando smettiamo di fare ciò che non serve. Quando il ritmo rallenta abbastanza da permettere a tutti di respirare, adulti e bambini insieme.

L’adulto come punto fermo

Come scrisse Maria Montessori,

“Il bambino ha un profondo bisogno di ordine, pulizia e chiarezza.”

Perché solo in un ambiente comprensibile può sentirsi orientato e sicuro.

E qui non si tratta solo di estetica, non devi avere la casa perfetta o una giornata impeccabile. Ma le cose nei posti giusti, ben organizzata, in modo che il bambino si possa orientare. Questo favorisce anche l’ordine emotivo.

Sapere cosa succede dopo, dove stanno le cose che ha bisogno, sentire che qualcuno sta tenendo il filo, percepire che le cose non dipendono da lui. Sapere che non ha la responsabilità dei sentimenti degli altri.

Quando l’ambiente diventa confuso, quando le regole cambiano di continuo, quando gli adulti sono stanchi, tesi o indecisi, il bambino non si sente più guidato. E in quel vuoto di guida succede una cosa importante: il bambino prova, inconsciamente, a prendere il controllo. Non perché voglia comandare, ma perché ha bisogno di sentirsi al sicuro.

Ed è qui che spesso nascono i comportamenti che più ci mettono in difficoltà: opposizione, rigidità, esplosioni emotive, richieste continue. Non sono segnali di un bambino “capriccioso”, ma di un bambino che sta cercando un adulto stabile a cui potersi affidare.

Quando l’adulto riesce a diventare quel punto fermo, qualcosa cambia. Non perché tutto diventa facile, ma perché il bambino smette di dover reggere ciò che non gli compete. Può tornare a fare il bambino, a esplorare, a emozionarsi, a sbagliare, sapendo che c’è qualcuno che tiene la direzione.

Essere un punto fermo non significa essere rigidi o controllanti. Significa essere chiari, presenti, coerenti. Significa poter dire dei “no” che non puniscono, ma proteggono. Significa reggere la frustrazione del bambino senza crollare o reagire.

A dicembre questo è ancora più importante, perché mentre tutto intorno cambia, l’adulto diventa il riferimento principale. Non serve fare di più. Serve stare meglio nel proprio ruolo.

Quando il genitore si sente più stabile dentro, il bambino lo percepisce immediatamente. E spesso, senza bisogno di spiegazioni o strategie, il clima in casa inizia a cambiare.

Quando senti il bisogno di una guida

È spesso qui che alcuni genitori sentono il bisogno di essere accompagnati, perché non si tratta solo di organizzazione, ma di ripensare il proprio modo di stare in relazione. Per questo, per tutto il mese di dicembre, il Percorso di Riprogrammazione Parentale è disponibile con uno sconto del 40%, valido fino al 31 dicembre.

È un percorso pensato per aiutare gli adulti a diventare quel punto fermo che i bambini tanto cercano, soprattutto nei momenti più intensi dell’anno. Non è un insieme di regole da applicare, ma un lavoro profondo sulla regolazione, sulla presenza e sulla relazione.

“Come faccio a farli stare buoni?”

Ma in questi giorni una domanda che molto probabilmente ti risuonerà è “come faccio a farli stare buoni?”

Penso che la domanda giusta invece dovrebbe essere un pò più utile e realistica: “Come posso rendere più prevedibile queste vacanze?”

La prevedibilità è uno dei più grandi alleati del benessere emotivo dei bambini, soprattutto nei periodi intensi come dicembre. Quando tutto cambia – orari, persone, abitudini – sapere che alcuni momenti restano uguali dà al bambino un senso di continuità e sicurezza.

Spesso non serve rivoluzionare le giornate. Basta proteggere tre momenti chiave, che funzionano come vere e proprie ancore emotive.

Il primo è il risveglio. Non tanto l’orario preciso, quanto il modo in cui inizia la giornata. Un buongiorno riconoscibile, poche parole sempre simili, lavarsi i denti, vestirsi anche se per stare a casa. Iniziare la giornata sapendo cosa aspettarsi abbassa subito il livello di cortisone nel sangue e cioè l’allerta.

Il secondo sono i pasti. Mangiare più o meno agli stessi orari, seduti, con un ritmo tranquillo, aiuta il corpo e il sistema nervoso a ritrovare equilibrio. Non è tanto importante cosa c’è nel piatto, ma più tosto il fatto che quel momento sia sereno e condiviso con gli altri familiari.

Il terzo è la sera. È forse l’ancora più potente. Un momento di rallentamento che prepara al sonno e alla separazione della notte. Anche qui non serve grandi rigidità, ma qualcosa di riconoscibile: stessi passaggi, stesso clima, meno stimoli. La sera dice al bambino: la giornata finisce, sei al sicuro, puoi lasciarti andare.

*Per chi ha seguito le lezioni che ho tenuto su Instagram il mese scorso, può utilizzare la routine gufetta per aiutare a fare “entrare la notte dentro casa”. E per chi non è riuscito a seguire per un motivo o altro, è tutto disponibile nello spazio per abbonati sempre su Instagram.

Queste tre ancore tengono ferma la giornata anche quando tutto il resto cambia. Non eliminano certe difficoltà, ma riducono il sovraccarico, sia della mamma che del bambino. Permettono al bambino di adattarsi senza perdersi e all’adulto di non dover intervenire continuamente per “aggiustare” un “cattivo comportamento”.

Quando la giornata ha una struttura minima, il bambino non deve spendere energie per orientarsi. Può usarle per giocare, imparare dall’osservazione, per vivere il Natale con più calma. E spesso, senza fare altro, anche l’atmosfera in casa inizia a cambiare.

Una lettura utile per questo periodo

Se senti il bisogno di approfondire questi temi e di capire meglio cosa succede nel cervello dei bambini quando le emozioni diventano intense, c’è un libro molto chiaro e accessibile che può accompagnarti in questo periodo: “The Whole-Brain Child” di Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson.

È una lettura che aiuta a comprendere come il comportamento dei bambini sia strettamente legato al loro stato emotivo e a come funziona il sistema nervoso. Gli autori spiegano, con esempi semplici e concreti, perché nei momenti di sovraccarico emotivo i bambini non riescono a collaborare o a “ragionare”, e quanto sia fondamentale la presenza dell’adulto per aiutarli a ritrovare equilibrio.

Il cuore del libro è proprio questo: prima di chiedere ai bambini di controllarsi, è necessario aiutarli a sentirsi regolati attraverso la relazione. Non con spiegazioni infinite o strategie complesse, ma con calma, connessione e co-regolazione.

È una lettura particolarmente utile nei periodi di maggiore intensità emotiva, come le feste, perché offre uno sguardo più compassionevole e realistico sul comportamento dei bambini e, allo stesso tempo, aiuta i genitori a ridurre il senso di colpa e la pressione del “dover fare tutto alla perfezione”.

Un libro che non promette soluzioni rapide, ma offre una chiave di lettura più profonda per attraversare momenti complessi con più consapevolezza.

Il Natale non ha bisogno di più attività.

Ha bisogno di più respiro.

Quando il ritmo rallenta e gli impegni si alleggeriscono, quando non tutto deve essere fatto o dimostrato, la casa inizia a cambiare clima.

Una casa che è tranquilla è una casa in cui anche i bambini possono calmarsi, sentirsi visti, tornare in sé nel momento “no”. Perché c’è qualcuno che sta guidando, c’è qualcuno che non corre dietro a ogni comportamento, che non reagisce a ogni tensione, che tiene il timone anche quando il mare è un po’ mosso.

E un clima tranquillo in casa non vuol dire che scompariranno i conflitti, ma diventeranno più gestibili. Le emozioni non vengono negate, ma contenute. I bambini (o i genitori) non devono alzare la voce per essere ascoltati, perché sentono che l’adulto è presente, disponibile, affidabile.

Questo è ciò che resta del Natale, al di là delle luci e dei regali. Non l’organizzazione perfetta, ma la sensazione di essere stati in un luogo in cui si poteva stare. Un luogo in cui il corpo poteva rilassarsi e il cuore sentirsi al sicuro.

Ed è spesso da qui che nascono i ricordi più importanti. Non dai grandi eventi, grandi regali, ma da un clima emotivo che lascia spazio all’immaginazione, al pensiero comune, alla famiglia.

E se queste parole ti hanno accompagnata, se hai sentito che parlavano anche un po’ di te e della tua famiglia, sappi che non sei sola in questo camino.

Puoi continuare a seguire queste riflessioni iscrivendoti alla mia newsletter, dove condivido pensieri, strumenti e contenuti pensati per accompagnare i genitori nei momenti più delicati della vita familiare.

Mi trovi anche su Instagram come genitori cervellotici, dove parliamo ogni giorno di genitorialità, relazione e consapevolezza, con uno sguardo concreto e umano.

E se senti che questo è il momento giusto per iniziare un percorso genitoriale strutturato, corri per approfittare dello sconto dedicato al mese di dicembre.

Ti lascio qui un grande abbraccio e buona settimana. 🧡

I Genitori

Cosa raccontano i genitori che hanno fatto (o stanno facendo) la Riprogrammazione Parentale:

“Quando ho iniziato il percorso pensavo che avrei trovato strumenti per cambiare i comportamenti di mio figlio. In realtà ho scoperto che il lavoro più grande era su di me. Ho iniziato a riconoscere quando mi irrigidivo, quando reagivo in automatico, quando perdevo il mio centro. Oggi non mi sento più in balia delle emozioni: non perché non arrivino, ma perché riesco a restare presente. E allora che ho visto il cambiamento che si rifletteva nel comportamento del mio bambino.”

Anna Maria

“Per molto tempo mi sono sentita inadeguata come madre, come se stessi sempre sbagliando qualcosa. Nel percorso ho capito che stavo chiedendo a me stessa di reggere troppo. Lavorare sulla mia storia e sul mio modo di stare nella relazione mi ha aiutata a rallentare e a diventare più stabile. Questo ha cambiato il clima in casa.”

Marta

“Una delle cose più importanti che ho imparato è che mio figlio non aveva bisogno che io spiegassi di più, ma che io fossi più chiara e coerente. Quando abbiamo imparato a gestire le giornate con le nostre routine tutto è migliorato, ora io mi sento più centrata, anche lui si affida di più. Questo mi ha fatto capire quanto il mio stato emotivo influenzi il tutto.”

Federica

“All’inizio non credevo che il percorso potesse avere un effetto così concreto sulla relazione e sul comportamento di mio figlio. Pensavo che il cambiamento il cambiamento arrivasse molto più tardi. In realtà ho visto subito che, man mano che io diventavo più stabile, il clima di casa era più tranquillo anche lui smetteva di essere sempre in allerta. È stato un cambiamento comportamentale graduale, ma non solo suo e si anche mio e di tutta la famiglia. Ora abbiamo finalmente una bussola.”

Silvia

“Il percorso mi ha aiutata a smettere di oscillare tra il controllo e il cedimento. Oggi riesco a sentire quando sto per perdere il mio centro e a fermarmi. Non è che le difficoltà siano sparite, ma io non mi sento più travolta. E questo fa tutta la differenza.”

Giulia

“Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”

Ecco qualche suggerimento di cosa potresti parlarmi:

* Ricordi importanti sia positivi che negativi

* Dinamica della tua famiglia

* Come ti senti riguardo all’essere genitore

* Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?

Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti così possiamo affrontarlo insieme!

Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela

Bonus

Chiudo questo episodio con una breve poesia di Giuseppe Ungaretti, “Natale”.

È una poesia che non parla di festa, ma di bisogno di quiete, di raccoglimento, di protezione.

L’ho scelta perché racconta con poche parole ciò che spesso sentiamo anche noi: il desiderio di un luogo che respiri, in cui poterci fermare e sentire che, almeno per un momento, siamo al sicuro.

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di stradeHo tanta stanchezza sulle spalleLasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticataQui non si sente altro che il caldo buonoSto con le quattro capriole di fumo del focolare.

Grazie per aver letto Genitori Cervellotici! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e per supportare il mio lavoro.



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Genitori Cervellotici PodcastBy Rafaela Fuccio