Il 2 marzo 1911, i procuratori del re quando entrarono nella stanza dell' albergo Rebecchino di Roma, situato allora, vicino alla stazione Termini, trovarono una donna sgozzata. Era la contessa Giulia Trigona, moglie del conte Romualdo Trigona di Sant' Elia, madre di due bambine e dama di corte della regina Elena.
L'assassino è il suo amante, Vincenzo Paternò, tenente di cavalleria e barone.
Quel giorno Giulia e Vincenzo Paternò, si danno appuntamento nei pressi della stazione Termini, nella stanza numero 8 di un albergo non molto elegante. Doveva essere l’incontro dell’addio, perché la contessa, sfinita per le deliranti scene di gelosia dell’amante, voleva chiudere quella relazione.
Fecero l’amore sapendo che era l’ultima volta e, poi la tragedia: lui con un coltello da caccia la colpisce alle spalle e poi, trascinandola sul letto, le vibra due coltellate alla gola. Quindi con la pistola si spara alla testa.