C’è qualcosa di profondamente disturbante nell’attualità di 1984. Non tanto perché descriva un futuro tecnologicamente avanzato — sotto questo aspetto, anzi, appare quasi superato — ma perché coglie con una lucidità inquietante lo spirito del nostro tempo. George Orwell non aveva una sfera di cristallo. Non prevedeva smartphone, social network o intelligenze artificiali. Eppure ha intuito qualcosa di molto più profondo: il modo in cui il potere evolve, si trasforma, si adatta, e soprattutto il modo in cui riesce a farsi accettare.
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