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PTV News 01-06-18 - Il governo c’è


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Il governo c’è



Ha preso vita, finalmente, dopo 89 giorni di passione e confusione, un governo italiano “euroscettico”. Il Presidente Mattarella, nel panico evidente dei suoi gesti, aveva cercato di impedirne la nascita. Ma un concorso di circostanze, di diversa provenienza, di contrastanti interessi, valutazioni, paure — interne e internazionali — lo ha costretto a tornare sui suoi passi. Non certo trionfalmente. Il premier dalla maggioranza dei “vincitori”, Lega di Salvini e 5 Stelle di Di Maio, è stato ripescato il 31 maggio dopo essere stato bloccato dal divieto presidenziale il 27 maggio. Giuseppe Conte è stato chiamato d’urgenza al capezzale della terza Repubblica e incoronato capo del governo, con una lista dei ministri pressoché identica alla precedente, con una sola, cruciale modificazione: Paolo Savona non più al Ministero dell’Economia, bensì con l’incarico degli Affari Europei. In tal modo il suo nome potrà “pesare” in Europa senza costituire, si spera, un ostacolo insormontabile agli occhi della Germania. Così, al posto di Paolo Savona, pieno di roventi spine, è stato chiamato un altro professore, non meno euroscettico di lui, ma non altrettanto preclaro: Giovanni Tria, preside della facoltà di economia dell’Università di Tor Vergata. Mentre l’ex ministro Moavero Milanesi veniva ripescato, dai tempi di Mario Monti, al ministero degli Esteri come ulteriore garante della “fedeltà europea”. Cos’è cambiato? Alcune cose sì, altre meno, altre ancora niente affatto. Il passo avanti è che il muro, contro cui ha cozzato Mattarella, si è rotto. L’Europa prende atto che l’Italia è diventata, in larga maggioranza, euroscettica e che non si può impedire la formazione del governo che ha una netta maggioranza in parlamento. Il cambio dovrà essere ben percepito in Europa. Come minimo c’è da augurarselo, altrimenti la crisi europea si aggraverà, politicamente in primo luogo. Tutti gli altri problemi restano aperti. Conte, Savona, Salvini, Di Maio, Tria, andranno a trattare il “cambio delle regole”. Dall’altra parte c’è la Germania, che non sembra disposta a concedere nulla, almeno per ora. Bisognerà vedere la scala delle priorità che il governo italiano sceglierà e proporrà a Berlino e alle altre capitali europee che contano. E, soprattutto ai fantastici “mercati”. Questioni delicatissime che si misurano in termini di rapporti di forza economici e politici. Calcoli che incombono ma che nessuno ha ancora saputo fare. Al di là degl’insulti europei c’è il peso oggettivo dell’Italia: politico prima ancora che economico. C’è l’interrogativo su quali siano gl’interessi d’oltre Oceano. Pro o contro la Germania? C’è l’altro interrogativo sulla posizione della Francia di Macron: pro o contro l’Italia? E quanto pro e quanto contro? Infine: cosa pensano e cosa faranno gli altri europei minori, dove pure i mali di pancia euroscettici stanno crescendo ad alto ritmo? Il voto del 4 marzo 2018 ha messo un’ipoteca sui centri del Potere. E il Potere è intollerante per definizione. Dunque giocherà la sua partita. Lega e 5Stelle dovranno saper mobilitare il popolo che li ha portati al comando.



Berlino sotto l’occhio del ciclone "Donald Trump”



Dazi e nuove minacce piovono sull’Europa dagli Stati Uniti. Le nuove tariffe su acciaio, al 25%, e alluminio, al10%, sono in vigore dalla mezzanotte di ieri. La scure cade anche su Canada e Messico, nonostante le trattative in corso con Washington sulla riforma del Nafta. L’entrata in vigore dei dazi è stata annunciata ieri pomeriggio a Parigi dal ministro al Commercio Usa, Wilbur Ross, arrivato mercoledì nella capitale europea per partecipare al forum dell’Ocse. Immediata la replica europea: «Faremo immediatamente ricorso alla Wto e entro il 22 giugno annunceremo misure compensative», ha affermato la commissaria al Commercio, Cecilia Malmström. L’export soggetto ai dazi Usa vale 6,4 miliardi di euro (lo 0,1% dell’export complessivo...
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