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1. 9/11: l'Iran condannato a risarcire
Una corte di New York ha condannato la Repubblica Islamica dell'Iran, le Guardie Rivoluzionarie e la Banca Centrale Iraniana al pagamento di 6 miliardi di dollari, per risarcire i familiari delle vittime dell'attacco terroristico dell'11 settembre 2001. Secondo il JASTA (JUSTICE AGAINST SPONSORS OF TERRORISM ACT), una legge approvata nel 2016, anche Stati sovrani possono essere giudicati per coinvolgimento in terrorismo internazionale. Lo stesso giudice, George Daniels, aveva rigettato in marzo il ricorso dell'Arabia Saudita, da cui provenivano 15 su 19 dei dirottatori, condannandola di fatto al pagamento di miliardi di dollari di risarcimento. Ma per quanto riguarda l'Iran, la Commissione ufficiale sull'11 settembre non ha mai fornito prove, se non vaghe allusioni al transito di alcuni dirotattori per l'Iran mentre andavano in Afghanistan, tuttavia mai comprovato dai timbri nei passaporti. Ma in tempi di condanne senza prove, e' il messaggio simbolico che conta. E il messaggio, subito dopo lo show di Benjamin Nethanyahu sull'arsenale nucleare dell'Iran, e' arrivato con un tempismo straordinario.
2. In Ucraina è vietato l'accesso ai dissenzienti
Il regime ucraino ha bloccato l'ingresso nel Paese di tre giornalisti stranieri, un italiano, un russo e un ceco. Tutti diretti a Odessa per il quarto anniversario del rogo nella Casa dei Sindacati, avvenuto il 2 maggio del 2014, quando decine di persone furono arse vive dai nazionalisti ucraini per essersi opposte al golpe. Le guardie di frontiera hanno motivato il rimpatrio dei giornalisti accusandoli di coprire gli eventi in Ucraina in modo poco attendibile. Intanto, mentre i cittadini di Odessa portavano fiori sul luogo della tragedia, le organizzazioni nazionaliste Svoboda, Nacionalnyj Korpus e Pravyj Sektor hanno marciato nelle strade della citta', celebrando quella che hanno definito una “dimostrazione di forza ucraina” contro i “terroristi filorussi”. Sullo sfondo, l'operazione antiterrorismo del regime ucraino nel Donbass ha lasciato il posto all'operazione delle Forze unificate. Che gli americani, fa sapere il Dipartimento di Stato, hanno gia' dotato di missili anticarro Javelin. Con buona pace degli Accordi di Minsk, della cui inattuazione, pero', viene accusata la Russia.
3. Corea: processo di pace fra le contraddizioni
Le truppe USA rimarranno in Corea del Sud, nonostante i colloqui di pace in corso. Lo ha ribadito il portavoce del presidente sudcoreano Moon Jae-in ieri, mercoledi' 2 maggio. Una risposta nervosa alle esternazioni del consulente del presidente, per cui "sarebbe difficile a questo punto giustificare la loro presenza nella penisola". Ma Moon Jae-in chiarisce che "e' bene non creare ulteriore confusione", ricordando che Kim Jon-un ha ritirato la richiesta di rimozione delle truppe USA come pre-condizione degli accordi. Pechino, intanto, lancia chiari messaggi per cui non intende essere marginalizzata dai colloqui. L'editoriale di ieri del Global Times titolava: "Il ruolo della Cina sara' indispensabile per la denuclearizzazione della penisola". A sottolinearlo, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ed il suo cancelliere si sono recati a Pyongyang ieri, per restaurare i rapporti bilaterali fra i due Paesi. Nel frattempo, il processo di pace continua: allestita una linea telefonica diretta fra i leaders delle due Coree ed una commissione speciale sudcoreana volta ad implementare i risultati dello storico incontro di venerdi', mentre Trump ha annunciato stamane il rilascio imminente di 3 ostaggi americani da parte di Pyongyang. Un segnale volto a prepare la strada all'incontro fra il presidente americano e Kim Jong-un.
4. La guerra tra Nato e Russia si combatte in Europa
Le manovre NATO “Siil-2018”, iniziate ieri, mercoledi' 2 maggio, nel Sud-Est dell'Estonia e nella Lettonia settentrionale, ovvero lungo i...