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Sicuramente il sottotitolo vale l’intera puntata.
Provando ad essere più serio, e tentando davvero di raccontarla, per descrivere cosa rappresenti per me Il deserto dei Tartari occorre partire, curiosamente, da un film con Antonio Banderas — che per me rimarrà sempre l’eterno testimonial del Mulino Bianco.
Ma Il deserto dei Tartari è soprattutto una complessa riflessione sul valore del tempo e dell’attesa.
Sulla rigidità dei nostri orizzonti e sui rimpianti.
Sulle strade futuribili e su quelle sicure, già battute.
È anche paesaggi ormai sepolti dalla storia e dalla natura.
Ed è, forse più di tutto, la capacità di cristallizzare e racchiudere una vita intera.
Tutto questo è la seconda puntata di “Sessanta racconti”.
By Antonio DibiscegliaSicuramente il sottotitolo vale l’intera puntata.
Provando ad essere più serio, e tentando davvero di raccontarla, per descrivere cosa rappresenti per me Il deserto dei Tartari occorre partire, curiosamente, da un film con Antonio Banderas — che per me rimarrà sempre l’eterno testimonial del Mulino Bianco.
Ma Il deserto dei Tartari è soprattutto una complessa riflessione sul valore del tempo e dell’attesa.
Sulla rigidità dei nostri orizzonti e sui rimpianti.
Sulle strade futuribili e su quelle sicure, già battute.
È anche paesaggi ormai sepolti dalla storia e dalla natura.
Ed è, forse più di tutto, la capacità di cristallizzare e racchiudere una vita intera.
Tutto questo è la seconda puntata di “Sessanta racconti”.