In un mondo saturo di immagini, l'invisibile emerge come un'apertura verso un altrove catartico, liberatorio. Lo sguardo si sposta verso un senso di pensiero più elevato, una mente più critica. [...] In quest'esposizione, infatti, ciò che si vede, e ciò che rimane invisibile, si intersecano, come una coreografia che si muove dal visibile all'invisibile, dal presente all'assente.
Una presenza "parlante" nel visibile si alterna a un "non visto", a un "non detto" che è nascosto nell'azzurro e nel bianco stratificato delle carte poetiche di Emily Dickinson.
Testo e voce di Floriana Porta, artista visuale e poetessa torinese.
Per info: http://florianaportablog.wordpress.com