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Da bambino il libero arbitrio mi sembrava un concetto impossibile da capire. Da adulto non sono sicuro che sia diventato molto più semplice.
Dai ricordi delle scuole elementari alle contraddizioni della fede, dell’amore e delle nostre scelte: una riflessione su quanto siamo davvero liberi e su tutto ciò che, dentro di noi, decide prima ancora che ce ne accorgiamo.
Da bambino vivevo con mio nonno Peppino: invalido di guerra, una mano sola, una gamba più corta dell’altra e parecchia confidenza con il vino.
Un ricordo d’infanzia fatto di vergogna, osterie, paura e tenerezza. E di un nomignolo che, a distanza di tanti anni, conserva ancora tutto l’affetto di mio nonno.
Dopo la morte di mio padre, il vecchio problema del cognome tornò a presentare il conto. Ma dietro quella storia ce n’era un’altra, ancora più inattesa.
Un’eredità lasciata andare, un fratello scoperto quasi per caso a quarantun anni e un incontro con un perfetto sconosciuto che portava addosso, nei lineamenti e nei gesti, qualcosa di incredibilmente familiare.
Da bambino non conoscevo i segreti degli adulti, ma ne percepivo le crepe. Bastavano un silenzio, un tono di voce, una parola detta nel momento sbagliato.
Un ricordo d’infanzia su mia sorella Camilla, su mio padre e su quelle verità che nessuno ci racconta, ma che a volte i bambini capiscono prima di tutti.
A quasi quindici anni scoprii che il cognome con cui ero cresciuto non era quello di mio padre. E che una parte della mia identità era stata costruita sopra un segreto di famiglia.
Una storia di cognomi, silenzi, vergogna e appartenenza. E di due semplici iniziali, RC, che ancora oggi riescono a farmi sorridere.
Una pesca perfetta, mangiata nel momento giusto. E la tentazione immediata di prenderne un’altra.
Una riflessione sul desiderio, sull’amore e sulla nostra difficoltà a fermarci quando abbiamo già trovato qualcosa capace di renderci felici.
Quando cadi, la prospettiva cambia. E da terra le persone si vedono molto meglio.
Una riflessione sulla vulnerabilità, sul dialogo che diventa scontro, sulle bugie che raccontiamo agli altri e a noi stessi, e sul prezzo che prima o poi la verità presenta.
Ci insegnano presto che bisogna arrivare primi, emergere, vincere. Ma cosa succede a tutti gli altri?
Una riflessione sulla fortuna, sulla retorica del successo, sulla dignità e sul diritto di fallire senza sentirsi falliti.
Crescere dei figli costa fatica, paura, tempo, denaro e responsabilità. Ma tutto ciò che costa fatica è necessariamente un sacrificio?
Partendo da uno scivolo in un parco giochi e da una frase fraintesa molti anni fa, una riflessione sull’amore dei genitori, sulla libertà dei figli e su quella pericolosa contabilità affettiva che trasforma ciò che abbiamo scelto di dare in qualcosa da riscuotere.
Da giovani immaginiamo la rivoluzione come qualcosa che deve cambiare il mondo. Poi, qualche volta, scopriamo che quella più difficile avviene molto più vicino a noi.
Una riflessione sulla ribellione, sull’essere padri e sulla forma forse più dolorosa dell’amore: crescere qualcuno abbastanza libero da poter andare via.
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