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In questo episodio analizziamo la poetica di Samuel Beckett come “arte della sottrazione”: una scrittura che elimina progressivamente trama, psicologia e certezze, fino a lasciare sulla scena solo l’essenziale.
Attraverso opere come Waiting for Godot e la trilogia narrativa, esploriamo il linguaggio rarefatto, il silenzio, l’attesa e la crisi dell’identità che caratterizzano il suo teatro e la sua prosa. Beckett non aggiunge significato: lo scava, lo consuma, lo mette in dubbio.
Un percorso nel cuore del Modernismo e oltre, dove il vuoto non è assenza, ma spazio di interrogazione radicale sull’esistenza.
By Barbara FavaIn questo episodio analizziamo la poetica di Samuel Beckett come “arte della sottrazione”: una scrittura che elimina progressivamente trama, psicologia e certezze, fino a lasciare sulla scena solo l’essenziale.
Attraverso opere come Waiting for Godot e la trilogia narrativa, esploriamo il linguaggio rarefatto, il silenzio, l’attesa e la crisi dell’identità che caratterizzano il suo teatro e la sua prosa. Beckett non aggiunge significato: lo scava, lo consuma, lo mette in dubbio.
Un percorso nel cuore del Modernismo e oltre, dove il vuoto non è assenza, ma spazio di interrogazione radicale sull’esistenza.