Montescuro non lascia andare nessuno. Non è un modo di dire, è una condizione. Ti entra sotto pelle, nei vestiti, nei gesti. È fatta di pietra scura e umidità, di vicoli stretti che sembrano corridoi e portoni che scricchiolano anche quando l’aria è ferma. Dalla finestra del mio ufficio al commissariato la osservo ogni giorno, e ogni giorno ho la stessa impressione: non sono io a guardare lei. È Montescuro che osserva me. Ci sono nato. E questo basta. Qui non si resta per nostalgia.
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