Il testo propone una radicale rivisitazione dell'autenticità, superando la dicotomia tra pensiero e volontà. "Essere ciò che si vuole" significa che l'essere non è separato dal desiderio, ma è un'espressione naturale dell'esistenza. "Dire ciò che è il pensiero non pensato" sfida la razionalità, proponendo un linguaggio che emerge direttamente dall'essere viscerale, senza mediazioni intellettuali. In questo nuovo paradigma, l'autenticità non è un ideale da raggiungere, ma una condizione da vivere, dove essere e dire si fondono in un'unica manifestazione dell'essenza.