Il 9 giugno 2023 a Milano ancora non era arrivato il caldo torrido eppure molti smartphone avevano iniziato a scottare: sulla pagina facebook dell’utente Morica Rossi Massimo Guastini, noto pubblicitario meneghino dice: ”Potrei parlarti di una famosa chat in cui 80 uomini catalogavano e davano i voti al culo, alle tette, alle gambe di giovani stagiste che potevano essere le loro figlie”. Poi arriva anche il nome dell’agenzia: We Are Social.
«quella si è messa un vestitino pensando di avere un bel culo ma non sa di essere una cazzo di balena», «oggi quella sorride, si vede che ieri ha preso il cazzo dal fidanzato», «glielo infilerei così tanto nel culo da farle uscire le palle dalla gola».
In passato della chat degli 80 ne avevano parlato sia il podcast Freegida che Zahra Abdullahi, creator che oggi lavora a Londra per Snapchat; non era proprio un segreto, sin dal 2017. Mario Leopoldo Scrima, che a We Are Social arrivò come writer in quell’anno, ha detto: “La banalità della chat era questa: sembrava che non stessimo facendo nulla di male”.
Il 16 giugno 2023 Tania Loschi, pubblicitaria freelance, condivide alcune delle proprie esperienze di sessismo e molestie sul luogo di lavoro dal profilo Instagram chiedendo a chi volesse di raccontargliene altre: in pochi giorni ne arrivano più di quattrocento. Visti i numeri, Loschi e altre persone hanno messo a disposizione un form che permette di condividere in modo anche anonimo la propria esperienza. Loschi dice: «Sentivo l’urgenza di parlarne: so che è sistemico perché ho visto queste cose accadere in tutte le agenzie in cui ho lavorato. È un problema culturale».
Un colpo al cuore per quella Milano contemporanea, che vive e si nutre di un’immagine progressista, aperta e inclusiva: un colpo sferrato da chi decide di condividere la propria storia, con coraggio e fatica, mostrando come la Milano di oggi sia figlia della Milano da bere e come la versatilità di questa città nasconda, tra scrivanie, marciapiedi, uffici e locali, tutte le contraddizioni del presente: anche qui il privilegio e il tentativo di conservarlo rimangano sempre e comunque l’investimento più sicuro, come quello nel mattone.
Nel 2006 Justice e Simian in “We are friends” scrivevano: perché noi siamo le tue amiche e tu non sarai mai più sola.
Grazie a Zahra, a Tania, a Linda, a Penny e a tutte coloro che scelgono di raccontare: spogliamo questo re che troppo spesso ha pensato di poterci ingannare, travestendosi.