Sono Walter Ferrari, concierge dell’Hotel Excelsior di Roma, e ogni cliente ha le sue preferenze…
Ho avuto tanti clienti con cui andavo d’accordo. Klaus Kinski era nevrastenico, ma con me si placava. Sylvester Stallone mi aveva preso in grande simpatia. Ero l’unico autorizzato a entrare nella sua stanza. Stava sempre nella Royal Suite e ci giocava persino a golf tanto che una volta ruppe un vetro con la pallina! Amava molto quella suite perché all’interno, al centro di una delle stanze, c’era un gazebo rialzato circondato da scalini. E quando faceva colazione o cenava, quando gli portavano le portate le vedeva dall’alto e le pregustava. Lui aveva delle consuetudini, qualcuno le chiamava manie. Durante le riprese di Daylight passava intere giornate in un tunnel con esplosioni. Quando arrivava in albergo voleva tutte le luci accese prima di entrare in camera. Una volta gli servirono il porridge preparato con il latte al posto dell’acqua. Andò su tutte le furie, mi fece chiamare in camera. Scesi in cucina e spiegai per filo e per segno come fare, quanti cucchiai di questo di quello, tempi. Ero stato a Londra un mese e me lo avevano spiegato. Dopo dieci minuti tornai su. Lui lo assaggiò e mi disse: «Adesso è perfetto. Ma è troppo tardi». E se ne andò.
© add editore - Nicolò de Rienzo