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TalkingPics - Margherita


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Siamo tutti così. Serrati, accatastati gli uni sugli altri. E con serrati intendo non solo estremamente pressati e vicini, ma chiusi, impenetrabili. Quando entriamo nella società e veniamo caricati sulla nostra nave portacontainer appariamo così dall’esterno: tutti uguali.

Certo, ognuno ha la sua propria vernice a colorare l’armatura, ma nella sostanza non cambia poi molto. Siamo tutti omologati, perché è molto facile per la gru organizzarci in questo modo. Non deve fare alcuno sforzo per adattarsi a noi, perché noi siamo stati adattati a lei.

Alcuni vengono smistati in alto, altri restano in basso, ma nulla viene deciso se non dalla gru.

La cassa dentro è sicuramente confortevole, ci sono dei piccoli fori per respirare e il giusto spazio per dormire. Abbiamo anche un frigo bar sul lato sinistro pieno fino all’ultimo centimetro di barrette proteiche per mangiare, una cisterna piena d’acqua per bere, e poi una cisterna vuota per, beh lo avete capito

Ecco, se devo trovare un difetto direi che è un po’ buia forse, l’unica luce che filtra è quella dei buchi per l’ossigeno, ma tanto vedere non serve: quando ci hanno caricato ci hanno promesso che all’arrivo saremmo stati aperti e sbarcati nel luogo a noi più congeniale, bastava fidarsi.

Tra noi parliamo sai? La voce ci arriva un po’ metallica ma le conversazioni sono interessanti, nella cassa alla mia destra ho Margherita, a sinistra Jorge, sopra non mi hanno mai risposto e sotto ho Manuel, ma parlo principalmente con Margherita e Jorge.

Parliamo di cose semplici in realtà, quello che eravamo ieri, prima di salire su questa nave e di dove vorremmo essere sbarcati un giorno.
E Margherita mi racconta di lei, del compagno alla sua destra e di tutti gli altri alla sua destra, così io le racconto di me, di Jorge e di tutti i compagni alla sua sinistra, come in un transatlantico telefono senza fili.
A volte però giungono delle storie strane, si dice che molte casse vengano consegnate molto in ritardo, quando ormai non servono più, o che non vengano consegnate proprio. Si dice anche che alcune non riescano in alcun modo ad aprirsi, anche una volta giunte a terra .

Io però della nave mi fido e mi sono sempre fidato, sono sicuro che prima o poi la mia cassa si aprirà e troverò il mio posto, lo sento.

Tra tutte le storie che ho ascoltato, quella di Margherita è l’unica che mi sia parsa folle. Fantastica di riuscire a trovare il suo posto da sola, senza aspettare il momento in cui Gru avrà deciso per lei il porto in cui sbarcare.

Nessuno ci è mai riuscito, e nessuno sa cosa potrebbe succedere aprendosi in autonomia.

Passano i giorni e io continuo a ripensare alla promessa di Margherita, a come sia cambiato il mondo là fuori, al luogo in cui verrò sbarcato. Oggi è una bella giornata a giudicare dal vociare della gente in questo nuovo porto, i raggi filtrano attraverso i miei buc


Credo che la cassa alla mia destra si sia aperta.

“Margherita! Margherita cosa stai facendo?”


Ora Margherita sembra stia scendendo lungo tutti i nostri container, e a giudicare dal tonfo deve aver fatto un bel balzo.


Da quel giorno nessuno la sentí più, ma in ogni telefono senza fili riecheggia un po’ diversa di volta in volta la leggenda di Margherita, la ballerina che osó sfidare Gru per diventare ció che desiderava.

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TalkingPicsBy jackgallazzi