Il sito fin dal dodicesimo secolo, fu un’importante torre di controllo, ruolo che mantenne fino al sedicesimo secolo.
I conflitti per l’acqua erano importanti: era fondamentale per le coltivazioni. Francesco Falasco, piccolo proprietario terriero, fu costretto a cedere i suoi terreni ai nobili e a mettersi al loro servizio. Bandito da Verona, quando tornò era più povero di prima. Alla fine trovò rifugio nella Rocca di Falasco e secondo le leggende continuò a darsi al brigantaggio. Il castello fu costruito nel dodicesimo secolo dalla famiglia Turrisendi, che aveva un fondo in quella località; dalla sommità della torre i proprietari potevano controllare i movimenti da e per la Val d’Adige. Nel 600 divenne rifugio di Francesco Falasco, un piccolo possidente della Valpantena che, persi tutti i beni e finito il servizio in qualità di «bravo», fu costretto a rifugiarsi nelle grotte intorno al castello. Nella seconda metà del secolo diventò il rifugio di Paolo Bianchi, denominato dall’abate Caliari «il Falasco», un «bravo» alla corte dei conti Giusti, che organizzò il rapimento di Angiolina di Poiano.