Sono Luigi Ricci, concierge dell’Excelsior di Napoli, e di notte qui il dialogo si fa discreto…
In generale il calar del sole su un hotel è paragonabile a uno «stargate», una porta che si apre su un altro mondo. Di notte i clienti sono gli stessi ma diversi. Quando la sera lasciano la borsa da lavoro, il grande industriale o il politico hanno la necessità di rilassarsi, a volte di confidarsi, di dialogare, e trovano il portiere. Le persone di grande cultura, quando si faceva tardi, si fermavano spesso da me, come se avessero davvero bisogno di uscire dal loro ambiente, di sentirsi fare una battuta. Passavano ore a chiacchierare. La mattina tornavano a essere diversi, e si doveva avere la capacità di riprogrammarsi in fretta. Di notte ebbi l’ultimo incontro con il grande Totò. Era davvero un gran signore, un uomo di cuore. Quando arrivava a Napoli, stranamente, lo sapeva tutto il rione Sanità. All’inizio non capivamo quel pellegrinaggio all’Excelsior. L’autista era di lì e, ogni volta che Totò chiamava la madre e annunciava che sarebbe venuto a Napoli, tutti lo sapevano. Essendo molto alla mano e munifico, si precipitavano. Era uno dei pochi che nelle tasche della vestaglia aveva le banconote da diecimila lire sempre perfette, stirate e pronte da distribuire. La mattina era una lotta per portargli il giornale. Ricordo un episodio l’ultimo anno, prima che morisse, quando ormai eravamo in confidenza. A mezzanotte, al bar, mi disse che aveva voglia di farsi una merenda a pane e peperoni, pane e puparuolo, ma col cuzzutiello, la parte finale del peperone. Glielo mandai a fare al migliore ristorante.
Un episodio di «normalità» che rende la vita di un primo portiere unica e irrinunciabile. Una volta esposto a quel mondo, se hai una passione dentro, si infiamma e non puoi più tornare indietro.
© add editore - Nicolò de Rienzo