C’è una domanda che attraversa il tempo e che oggi torna con forza nuova: è possibile vivere il sacro senza appartenere a una religione? È possibile coltivare una dimensione spirituale senza affidarla a istituzioni, dogmi, gerarchie? Un percorso che interroga il rapporto tra spiritualità e potere, tra esperienza interiore e controllo esterno, tra memoria ancestrale e costruzioni ecclesiastiche. Non si tratta di negare il bisogno umano di senso, ma di sottrarlo a ogni forma di monopolio. Perché il punto non è se il sacro esista, ma dove lo si cerchi e chi pretende di amministrarlo.
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