La fetta di centro storico chiamata idillicamente Città Giardino un tempo era una gigantesca palude. L’immaginazione collettiva del passato qui percepiva la presenza di creature misteriose e spaventose, ma a volte benevole: draghi, basilischi e altri divenuti evanescenti nel tempo, ma non totalmente scomparsi. L’attrazione che hanno esercitato nella mente dei trevigiani ha portato a scolpirne di nuovi. I sassi in cui erano intagliati davano a quelle creature, divenute tangibili, la pazienza di attendere il tempo della necessità di un loro risveglio prima di tornare nuovamente al sonno nella roccia. Ciò ha portato qualcuno più fantasioso o immaginifico a scorgerli, nei momenti cruciali della storia trevigiana, volare in alto e combattere per la prosperità cittadina. Si racconta che in una notte senza luna di un anno piuttosto recente, il 1915, si scorse una spirale di luci nel cielo oscuro. Pochi notarono confusamente che le cornici entro cui erano scolpiti i draghi nelle case apparivano vuote. Su, sopra il campanile di Sant’Agnese, s’intravvedeva un groviglio di ali nere e dorate che scomparvero presto accompagnate da stridii, fruscii e soffi, quasi un agitarsi di antichi stendardi. Il 1915 fu l’anno in cui Treviso venne colpita dalle bombe di cannone e anche di quelle gettate dai primi aerei, venendo così coinvolta nella Prima guerra mondiale. Non ci è dato sapere se le misteriose luci nel cielo fossero un presagio o una suggestione.
(© Editoriale Programma - Giovanni Golfetto)