Al tempo di Berengario, re d’Italia fra il 915 e il 925, un eremita di nome Cypriano da Septimo si era stabilito nell’area delle cerche esterne alle mura. La notte di un equinozio di primavera, quando la luna era a un terzo del suo percorso, si svegliò in preda all’inquietudine e alla luce dell’astro vide un’ombra deforme aggirarsi tra gli orti. Era quella del diavolo. Cypriano lo affrontò pregando e invocando gli angeli; la sua profonda fede fece scendere in suo aiuto l’arcangelo Michele. Si aprì una voragine. Cypriano precipitò così a lungo da raggiungere il fondo del mondo degli inferi, ritrovandosi in una palude maleodorante, dove scorse schiere di morti che, controllati dagli angeli, attendevano di passare un fiume oltre il quale stavano i demoni. I defunti, prima di attraversare lo Stige, si affollavano per bere l’acqua di una sorgente. Michele gli spiegò che essa, a chi si era pentito di un peccato, cancellava la tristezza di aver commesso quella colpa. Cypriano allora gli chiese che una parte dell’acqua miracolosa risalisse sino alla sua città. Voleva fare un dono a tutti i diseredati e a chi doveva sopportare le prevaricazioni dei potenti, senza poter reagire. Da allora, tra tutte le polle e sorgive di Treviso, ne esiste una particolare. Essa è posta in Borgo Cavour. Ancora oggi, una volta bevuta, può far dimenticare tutti i torti subiti, le ingiustizie e la smania delle cose del mondo.
(© Editoriale Programma - Giovanni Golfetto)