Misteri e Leggende

Treviso e l'oste dannato


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Nel Quattrocento, nella casa ad angolo a lato dell’arco che permette di accedere alla riva del Cagnan a settentrione, c’era l’osteria di Zuane Sacco. Era un omone grande, grosso e pronto a menare le mani o estrarre il coltello. A cinquant’anni venne bollato come usuraio. Ma cosa c’entra tutto questo con la strettissima via Trevisi? Ebbene, dopo la dipartita di Zuane Sacco, l’uomo che aveva acquistato l’immobile lamentò voci, pianti, rumori e la presenza di un topo. Stufo della situazione, installò una trappola e riuscì a catturare la bestiaccia, poi invitò a pranzo un frate francescano esorcista. Alle prime gocce di acquasanta, il ratto chiuso nella gabbia iniziò a parlare: disse che poteva farli tutti molto ricchi perché avrebbe rivelato loro dietro quale muro della casa si nascondeva un tesoro di monete d’oro. Dopo una breve discussione, ruppero il muro indicato e trovarono una cassetta. Appena il frate ebbe messo la sua parte nel sacco delle questue, il sorcio crebbe di dimensioni, assumendo la sua forma infernale, prese il sacco del frate e fuggì. Il francescano, pentitosi per aver peccato d’orgoglio, lanciò invocazioni contro l’inferno e i suoi demoni. Tanto gridava e si lamentava che un angelo di passaggio intervenne: mentre il demone degli usurai si dirigeva verso via Trevisi, una grande ondata d’acqua si alzò dal Botteniga per rallentargli la corsa. Le mura delle case di via Trevisi iniziarono a muoversi e a stringerlo. Ciò bloccò il sacco ormai enorme e il demone, per fuggire, dovette abbandonarlo.
(© Editoriale Programma - Giovanni Golfetto)
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