Sul finire del IV secolo avanti Cristo, il re del paese di Chu affida a due dei suoi più capaci emissari un delicatissimo compito: inoltrarsi nel fitto di un bosco per convincere un’eccentrica figura d’eremita, il Maestro Zhuang, a rinunciare alla propria solitudine in cambio di un posto da ministro presso la corte. Tale era la fama di cui godeva presso i suoi contemporanei uno dei filosofi cinesi più controversi di sempre. Guardato con perplessità – se non con aperto disprezzo – dai letterati confuciani, che mal sopportavano i suoi discorsi sconclusionati e la sua travolgente foga polemica, il Maestro Zhuang seppe col tempo conquistarsi un posto d’onore nella storia del pensiero cinese. Ancora oggi il libro che porta il suo nome, un classico del taoismo, è ammirato e studiato in tutto il mondo: la grazia delle metafore, la dissacrante ironia, la raffinatezza della prosa, tutto contribuisce a fare di questo misterioso volume uno dei capolavori della letteratura filosofica d’ogni tempo e paese.
𝑰 𝒗𝒂𝒈𝒂𝒃𝒐𝒏𝒅𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒂𝒐
𝑫𝒖𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐
A partire dal VII secolo avanti Cristo, un lungo periodo di disordine regala alla Cina i suoi primi filosofi: uomini d’ingegno e di scienza, che percorrono instancabilmente le strade di un territorio vastissimo e spezzettato per cercare di riportare un po’ d’ordine in un mondo al collasso. Alcuni di loro, come Confucio, sono uomini politici, che individuano nella coltivazione delle virtù tradizionali la via più sicura per uscire dalla crisi; altri, come i cosiddetti daoisti, reagiscono in modo più radicale, predicando un ritorno alla natura e deridendo gli sforzi della ragione umana. Il ricordo di questi personaggi, nell’Occidente moderno, è spesso ormai sbiadito, o pesantemente distorto; ma ciascuno di loro, nella sua diversità, ha dato un contributo fondamentale alla storia del pensiero – un contributo che oggi, in un nuovo periodo di crisi non meno profonda, può dimostrarsi in più di un’occasione sorprendentemente attuale.
Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.