Soraya
“Amo ancora lo scià”. Possiamo leggerlo in alto a sinistra nel giornale, che Miró utilizza nella frenesia di sperimentare sempre nuovi supporti per le sue opere.
Sono le parole di Soraya - cui è dedicato il titolo dell’opera - regina dell’Iran dalla triste storia: fu l’ultima moglie dello Scià di Persia, che fu costretto a ripudiarla per per ragioni politiche.
Anche qui si fondono tratto e parole che stavolta, anziché essere scritte dalla mano di Miró, sono parte integrante della superficie pittorica. L’artista passa direttamente sopra la carta stampata con rapide pennellate di nero e pochi colori, dando un senso di spontaneità e semplicità all’intera composizione. Semplicità e spontaneità solo illusorie, come sappiamo dal metodo di lavoro impiegato dall’artista, che prevedeva sempre una fase disciplinata di rifinitura del dipinto ma che, come vediamo, non fa perdere all’insieme la vitalità e la freschezza del gesto artistico.