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GIOVANI BRILLANTI E PRIMI LAVORI. ALLA RICERCA DELL’APPRENDISTATO PERDUTO
1997. Università di Pavia, facoltà di Ingegneria, specializzazione Elettronica. Mi laureo con il massimo dei voti. Una settimana dopo mi arriva a casa una bellissima brochure di una delle più importanti società di consulenza. In copertina c’è una foto di Leonardo da Vinci. Obiettivo dell’operazione: reclutare i migliori laureati. Messaggio della campagna di recruiting: stiamo cercando un genio, tu sei un genio, vieni in università, giovedì prossimo alle 10, ti aspettiamo. Fantastico, ottima opportunità. Mi presento. Aula al piano terra, 50 neolaureati in ingegneria con il massimo dei voti, il Senior Partner di questa società ci parla dell’azienda, della tipologia di progetti, process, people, technology, bisogna farsi il mazzo fino a tarda notte, se resisti però la crescita è assicurata, ogni anno un aumento di stipendio del 15%, internazionalità, un lavoro da genio insomma. A un certo punto il Bruso chiede: scusi, ma quanto lo pagate un genio il primo anno? Un milione e 200 mila lire. Io aggiungo: mio fratello di 18 anni ha appena finito l’ITIS, è stato assunto come operaio generico in una fabbrica di macchine industriali e prende un milione e cinquecento mila lire (non ricordo esattamente i valori ma la proporzione era più o meno questa). Io e il Bruso ci alziamo, salutiamo gentilmente e ce ne andiamo. Metà dei ragazzi ci segue. Il problema non era lo stipendio basso, era il genio, ci siamo sentiti presi in giro. Quell’episodio mi ha lasciato per anni un pregiudizio negativo sulle società di consulenza in genere, tanto che non ho mai più fatto colloqui in ambito consulting. Una campagna di comunicazione troppo spinta ha lasciato in me un senso inconscio di diffidenza verso un intero settore (del tutto errato perché molte società di consulenza sono ottime aziende).
PERCHÉ VI RACCONTO QUESTO EPISODIO DI PIÙ DI VENT’ANNI FA?
Perché mi richiama alcuni post Linkedin di giovani laureati alla ricerca dei primi lavori che lamentano il fatto che molte aziende pubblicano annunci sproporzionati tipo: cercasi neolaureato, esperienza da top manager, offresi stipendio da fame e contratto precario. Pretendendo di assumere risorse giovanissime, già formate, da poter sottopagare e sfruttare al massimo nel breve periodo.
QUALI RIFLESSIONI POSSIAMO FARE METTENDO A PARAGONE I DUE EPISODI?
CI SONO DUE PAROLE CHE DEVONO FARCI DA GUIDA DURANTE IL NOSTRO PERCORSO LAVORATIVO: SERIETÀ E COERENZA.
E DICO NOSTRI PERCHÉ QUESTI DUE VALORI DEVONO ESSERE PRESENTI SIA NELLE AZIENDE CHE NEI GIOVANI ALLA RICERCA DEI PRIMI IMPIEGHI.
Quando si tratta di reclutare un giovane laureato le aziende serie e coerenti:
valutano le competenze specifiche in base agli studi effettuati
non si aspettano esperienze sul campo che il ragazzo/a non può essersi costruito
chiedono (perché a loro volta offrono) la presenza di valori di base quali onestà, trasparenza, rispetto delle regole e degli altri, serietà, umiltà, voglia di imparare e di rischiare, voglia di arrivare, ..
NON pubblicano annunci tipo cercasi neolaureato, esperienza da top manager, offresi stipendio da fame e contratto precario
dopo un periodo di prova limitato, offrono un contratto di lavoro stabile e uno stipendio in linea con il mercato
offrono un percorso di formazione e la presenza di manager che insegnino il mestiere ai nuovi entrati (quello che prima della digital transformation si chiamava apprendistato)
Quando si tratta di proporsi per una posizione un giovane laureato/a serio e coerente:
offre i suoi valori di base che sono onestà, trasparenza, rispetto delle regole e degli altri, serietà, umiltà, voglia di imparare e di rischiare, voglia di arrivare, ..
è flessibile, proattivo, umile, si presenta bene
conosce bene i...