Sei donne improvvisamente scomparse, ma ciò nonostante Barbablù, grazie a un’ostentazione di ricchezze e affettati modi eleganti, riesce a far colpo su una giovane che diventerà la sua nuova sposa. Questa vide in lui la promessa di un futuro di felicità, non riconosce, invece, una minaccia: il “permesso” datole di poter fare quello che vuole all’interno della dimora, in realtà è una trappola per tenerla prigioniera.
Dal punto di vista dell'analisi morfologica di Propp, questa fiaba si inserisce nella categoria della lotta con l'antagonista. Per ogni protagonista, infatti, c’è sempre un antagonista con cui scontrarsi in una battaglia che porta la tensione al culmine e in cui basta poco per rovesciare le sorti del conflitto.
La fiaba di Barbablù è stata trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo e vanta diverse versioni provenienti dall’Europa dell’Est, i punti chiave, però, sono quasi sempre simili e Barbablù spaventoso davvero come sembra.
Barbablù proibisce alla giovane donna di usare quella chiave che la porterebbe alla consapevolezza, perché una donna consapevole delle sue capacità, è una donna capace di superare qualsiasi avversità. Una interessante e significativa interpretazione della fiaba è quella della scrittrice e psicoanalista Clarissa Pinkola Estés nel suo libro “Donne che corrono coi lupi”, secondo la quale è proprio questa consapevolezza a risvegliare l’istinto della “donna selvaggia”, quella voce interiore che fiuta le situazioni pericolose e permette di trarsi in salvo prima che sia troppo tardi.