Nel dibattito sui graffiti, le opinioni si polarizzano tra chi li considera puro vandalismo e chi li difende come forma d'arte. Tuttavia, esiste una terza prospettiva che va oltre la questione del vandalismo o del valore artistico: il problema dell'imposizione passiva.Il punto centrale non riguarda la proprietà danneggiata o la creatività espressa, ma il fatto di essere costretti a vedere, ogni giorno, qualcosa che non abbiamo scelto di guardare e che potrebbe risultarci sgradito. È come essere obbligati ad ascoltare musica che detestiamo o a leggere contenuti indesiderati: diventiamo spettatori passivi di creazioni altrui che non sopportiamo.La bellezza è soggettiva, e anche un'opera tecnicamente perfetta può risultare fastidiosa se imposta alla vista. Il problema non scompare nemmeno di fronte a un ipotetico affresco di Caravaggio non autorizzato: l'imposizione rimane tale, indipendentemente dalla qualità artistica.La creatività dovrebbe manifestarsi in spazi dedicati o privati, accessibili solo a chi la cerca volontariamente. Ogni persona ha il diritto di scegliere cosa vedere, sentire o leggere, senza subire l'imposizione visiva di contenuti non desiderati lungo i propri percorsi quotidiani. La libertà creativa non dovrebbe mai tradursi nell'obbligo di fruizione per gli altri.