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Vita bohemienne
Parigi nel 1906, quando Modigliani vi si trasferisce, è - per un artista, un intellettuale, un poeta…- il posto dove bisogna essere. Il luogo dove tutto sembra possibile, dove ogni idea può esprimersi. Anche a costo di una vita da Bohème, come si chiamava allora. Non certo una vita facile, segnata dalla costante penuria economica, condizioni precarie e abitudini malsane quali l’alcolismo. Senza dimenticare la lotta continua per affermare il proprio talento in mezzo a tanta concorrenza!
Questa esistenza doppia, fatta di grande estro creativo e di momenti di immensa fragilità, è rappresentata nel quadro di Anna Shalaby, la cui figura è al contempo animata ed oppressa dai suoi stessi mezzi d’espressione.
Una cosa, tuttavia, è certa: la vita bohemienne era una vita libera e gli artisti di tutto il mondo volevano farne parte.
Ed ecco in quale modo fu possibile che, a Parigi, un italiano di Livorno si trovò a ritrarre una donna di Odessa, una delle sue più care amiche: Elena Pavlowski.
In un piccolo mondo in cui ognuno può essere ciò che vuole - o almeno può provarci - Elena si presenta in abiti maschili, cravattino e capello corto. Non certo lo standard della donna borghese parigina, ma non per questo carente di fascino, che il pittore racconta attraverso il rosso acceso delle labbra.
Elena condivise con Modigliani gli anni della bohemienne: era una sua confidente e, quando l'artista ci lasciò, contribuì con le sue testimonianze a mantenerne viva la memoria.
Chissà se in lei Modigliani vedeva qualcuno simile a lui. Forse è per questo che, seppur sfocate, le dipinge le pupille. Avete presente che gli occhi nei quadri di Modigliani sono spesso superfici piene e vacue? Questi invece puntano direttamente al suo ritrattista, come se tra i due fosse davvero possibile un’intesa al di là della semplice conoscenza.