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Modigliani e la donna: trasformazione della figura femminile contemporanea
Mettiamoci di fronte ad Elvira, la protagonista di Nudo in Piedi.
Dritta davanti a noi, sostiene il nostro sguardo. A dirla tutta, non è neanche davvero nuda, ma seminuda. Con le mani stringe un panno bianco a coprire il pube, con fermezza - non un gesto nato dalla vergogna, è lei a decidere quanto mostrarci.
Una figura distante da molti esempi della storia dell’arte precedente, dove la donna è quasi sempre la vittima di sguardi indiscreti, raramente padrona di sé.
Questo atteggiamento coglie un poco il clima dell’Europa di inizio Novecento, in particolare, la progressiva trasformazione del ruolo femminile. Dalla Belle Epoque in avanti, le donne di città non sono più solo angeli del focolare, ma protagoniste di un coraggioso cammino verso l’emancipazione, che si compie attraverso l’istruzione, i primi movimenti femministi, ma anche attraverso la moda, intesa come mezzo di espressione personale.
E, nel clima di nuove promesse di libertà per la donna, anche i mestieri meno ortodossi ebbero un ruolo. Elvira, per esempio, non era una modella di professione: la chiamavano la Quique, cioè la prostituta. Ma questa sua attività - certo non tra quelle più celebrate dalla morale del tempo - non tolse dignità all’immagine che Modigliani volle restituirci di lei.
In questo mondo che sta cambiando, il pittore non ha di fronte a sé soltanto delle muse o delle modelle, ma individui a tutto tondo con i propri desideri, volontà e aspirazioni.
Elvira ha un parallelo nel dipinto di Anna Shalaby, anch’esso un nudo in piedi, dove ritroviamo evidenti assonanze: la stessa figura scoperta per metà, lo stesso sguardo deciso. Uno di fianco a l’altro, i dipinti rendono evidente la continuità nei secoli della lotta per l’emancipazione della donna, che lega insieme l’Elvira di Modigliani e l’Eva di Anna Shalaby.