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1 febbraio 1996: esce Infinite Jest di David Foster Wallace, mille pagine su dipendenza, depressione e l'impossibilità di connettersi davvero con gli altri.
Trent'anni dopo, il problema che Wallace aveva diagnosticato — l'ironia come gabbia, la sincerità come rischio insostenibile — è diventato il nostro linguaggio quotidiano. Dai social alle dating app, dalla pubblicità alla controcultura, viviamo intrappolati in un loop dove tutto è performance e nessuno osa più dire "mi piaci" senza aggiungere "lol".
In questo episodio provo a capire come ci siamo finiti, perché non riusciamo a uscirne e cosa resta da fare. Spoiler: non c'è soluzione. Solo pratica.
By Alberto bebo Guidetti1 febbraio 1996: esce Infinite Jest di David Foster Wallace, mille pagine su dipendenza, depressione e l'impossibilità di connettersi davvero con gli altri.
Trent'anni dopo, il problema che Wallace aveva diagnosticato — l'ironia come gabbia, la sincerità come rischio insostenibile — è diventato il nostro linguaggio quotidiano. Dai social alle dating app, dalla pubblicità alla controcultura, viviamo intrappolati in un loop dove tutto è performance e nessuno osa più dire "mi piaci" senza aggiungere "lol".
In questo episodio provo a capire come ci siamo finiti, perché non riusciamo a uscirne e cosa resta da fare. Spoiler: non c'è soluzione. Solo pratica.