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Immaginate un triangolo.
Al primo vertice ci siete voi.
Al secondo, l’oggetto del desiderio. Ma il terzo angolo — quello che nessuno vi ha mai insegnato a guardare — è occupato da qualcuno che ammirate, che invidiate, che temete.
Qualcuno la cui vita sembra contenere qualcosa che la vostra manca.
Non volete quell’oggetto: volete il sereno vigore, la pienezza di essere che proiettate su quella persona come una lanterna proietta la sua luce sul muro.
È una sinestesia psicologica, una sovrapposizione dei sensi: vedete un oggetto, ma ne sentite il prestigio, ne respirate l’aura sociale.
E qui — proprio qui — scatta la trappola.
By Alberto SalisImmaginate un triangolo.
Al primo vertice ci siete voi.
Al secondo, l’oggetto del desiderio. Ma il terzo angolo — quello che nessuno vi ha mai insegnato a guardare — è occupato da qualcuno che ammirate, che invidiate, che temete.
Qualcuno la cui vita sembra contenere qualcosa che la vostra manca.
Non volete quell’oggetto: volete il sereno vigore, la pienezza di essere che proiettate su quella persona come una lanterna proietta la sua luce sul muro.
È una sinestesia psicologica, una sovrapposizione dei sensi: vedete un oggetto, ma ne sentite il prestigio, ne respirate l’aura sociale.
E qui — proprio qui — scatta la trappola.