MindFood : storie che nutrono la mente.

MindFood : storie che nutrono la mente.

By Alberto SalisScienceSocial Sciences
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MindFood : storie che nutrono la mente. episodes

  • 73. NEUROBIOLOGIA DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE

    New York. 3 maggio 1997.


    Una sala piccola, quasi spoglia. Una scacchiera. Due orologi. Da una parte siede Garry Kasparov, campione del mondo da dodici anni. Dall'altra non siede nessuno.

    Le mosse arrivano da due armadi neri, chiusi in una stanza poco lontana. Si chiamano Deep Blue. Valutano duecento milioni di posizioni al secondo.

    Kasparov è in vantaggio. Poi, alla quarantaquattresima mossa, la macchina sposta una torre in una casa senza senso apparente. Nessun grande maestro l'avrebbe giocata.


    Kasparov vince comunque la partita.


    Ma quella mossa lo tormenta. Si convince che la macchina veda venti mosse più avanti di lui. Un abisso che lui non riesce a vedere.

    Nella seconda partita gioca contratto. Abbandona in una posizione che, si scoprirà dopo, era ancora patta.


    Perde il match. Il mondo titola: la macchina ha battuto l'uomo.


    Quindici anni dopo, uno degli ingegneri, Murray Campbell, racconta al giornalista Nate Silver un dettaglio rimasto in ombra. Quella mossa non era genio. Era un bug. Una mossa di ripiego.

    Kasparov non aveva perso contro un'intelligenza superiore.


    Aveva perso contro la mente che aveva immaginato dentro la macchina.


    Otto anni dopo, nel 2005, un torneo online permette di giocare in squadra con i computer. Vince una coppia di dilettanti americani con tre normali PC. Battono grandi maestri armati di macchine potentissime.


    L'uomo da solo aveva perso contro la macchina.


    La macchina da sola perdeva contro l'uomo che sapeva usarla.


    Chi vince davvero, allora?

    21 min
  • 72. QUANDO CEDERE IL PUNTO TI FA VINCERE

    Il modo di cui si parla della Intelligenza Artificiale in questo periodo ha a che fare con un’antica tattica di comunicazione già utilizzata nell’antica Grecia secoli fa: la paromologia.


    Concedere un punto all’avversario, ammettere un difetto, confessare.


    Dopo questo episodio molte cose ti saranno più chiare….


    Buon ascolto

    13 min
  • 71. CARISMA: ABILITÀ O TALENTO?

    Nella puntata di oggi parliamo di un lusso. Un lusso silenzioso che nessuno espone in vetrina.


    Non si compra. Non si eredita. Si allena. Si affina.


    Si perfeziona come una meta competenza. Una chiave di volta che sostiene la nostra evoluzione e apre la mente di chi ci sta di fronte.


    Parliamo dell'arte di essere interessanti. E del suo fratello più potente, quello che in azienda fa la differenza tra un capo e un leader.

    Il carisma.

    25 min
  • 70. LA STANZA DIMENTICATA DELL’INNOVAZIONE

    Ivrea. Autunno del 1964


    C'è un ingegnere che entra in ufficio la mattina e nessuno gli chiede più niente.


    Si chiama Pier Giorgio Perotto. 34 anni, un cervello di prima categoria, e un problema: l'azienda per cui lavora ha appena venduto il settantacinque per cento della sua Divisione Elettronica alla General Electric.


    Il futuro elettronico che Adriano Olivetti aveva immaginato prima di tutti è stato impacchettato e spedito oltreoceano.



    Perotto riesce a non farsi trasferire. Resta.

    Ma resta come restano le cose in una casa dopo un trasloco. In un angolo. Con un gruppetto minuscolo di collaboratori.


    Fuori da ogni organigramma che conti.


    L'Archivio Storico Olivetti usa una parola sola per descrivere la sua condizione in quei mesi.


    Una parola che, se la leggete nel curriculum di un vostro collaboratore, vi fa venire i brividi.


    Dimenticato.


    Perotto era stato dimenticato dalla struttura aziendale.


    E qui succede la cosa che rende questa storia degna di essere raccontata sessant'anni dopo.


    Perché un uomo dimenticato può fare due cose. Può aspettare la pensione.


    Oppure può approfittare del più raro dei privilegi aziendali: nessuno lo sta guardando.



    Nessuno gli chiede un business plan. Nessuno lo convoca per uno stato avanzamento lavori.


    Nessuno, soprattutto, può punirlo per un fallimento che nessuno saprà mai.


    Alla fine di quell'anno, in quella stanza dimenticata, Perotto completa un prototipo.

    Ottobre millenovecentosessantacinque, New York, salone BEMA dell'automazione per ufficio.


    Gli americani si aspettano l'ennesima calcolatrice italiana.


    Quello che vedono è una macchina che sta su una scrivania, ha una memoria, e si può programmare.

    La Programma 101.

    Il primo personal computer della storia.

    25 min
  • 70. LA STANZA DIMENTICATA DOVE NASCE L’INNOVAZIONE

    Ivrea. Autunno del 1964


    C'è un ingegnere che entra in ufficio la mattina e nessuno gli chiede più niente.

    Si chiama Pier Giorgio Perotto. Trentaquattro anni, un cervello di prima categoria, e un problema: l'azienda per cui lavora ha appena venduto il settantacinque per cento della sua Divisione Elettronica alla General Electric. Il futuro elettronico che Adriano Olivetti aveva immaginato prima di tutti è stato impacchettato e spedito oltreoceano.

    Perotto riesce a non farsi trasferire. Resta.

    Ma resta come restano le cose in una casa dopo un trasloco. In un angolo. Con un gruppetto minuscolo di collaboratori. Fuori da ogni organigramma che conti.

    L'Archivio Storico Olivetti usa una parola sola per descrivere la sua condizione in quei mesi. Una parola che, se la leggete nel curriculum di un vostro collaboratore, vi fa venire i brividi.

    Dimenticato.

    Perotto era stato dimenticato dalla struttura aziendale.

    E qui succede la cosa che rende questa storia degna di essere raccontata sessant'anni dopo. Perché un uomo dimenticato può fare due cose. Può aspettare la pensione. Oppure può approfittare del più raro dei privilegi aziendali: nessuno lo sta guardando.

    Nessuno gli chiede un business plan.


    Nessuno lo convoca per uno stato avanzamento lavori.

    Nessuno, soprattutto, può punirlo per un fallimento che nessuno saprà mai.


    Alla fine di quell'anno, in quella stanza dimenticata,

    25 min
  • 69. LA CINTURA D’ORO CHE IMPRIGIONA LA TUA IDENTITÀ

    Oggi parliamo di una delle forze più potenti e meno esaminate della mente umana: il possesso. Il desiderio di dire "mio".


    E vi porto una tesi che, la prima volta che l'ho guardata in faccia, mi ha messo a disagio — perché parlava di me più di quanto volessi ammettere.


    La tesi è questa: noi crediamo di possedere le nostre cose.


    Ma spesso sono le nostre cose a possedere noi. Le trattiamo come un tesoro nell'armadio, e non ci accorgiamo che nell'armadio, in realtà, c'è un demone.


    Un demone che abbiamo nutrito noi.


    Stasera proviamo a fare una cosa antica, quasi un esorcismo: chiamarlo per nome.


    Perché ciò che sai nominare, smette di comandarti in segreto.

    19 min
  • 68. L’UTILITÀ DELL’INCOERENZA

    Il neuroscienziato Karl Friston lo ha formalizzato in un principio: il cervello lavora per minimizzare la sorpresa. Ogni scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade è un costo — metabolico, attentivo, emotivo.

    E qui la coerenza smette di essere una virtù morale e diventa una questione di contabilità energetica.

    Un mondo coerente è un mondo prevedibile. Un mondo prevedibile costa meno glucosio. Una persona coerente è una persona su cui posso fare previsioni affidabili — quindi con cui posso cooperare, commerciare, dormire nella stessa caverna senza montare la guardia.


    Ma la coerenza ha un lato oscuro…così come l’incoerenza ha un lato luminoso…


    Bentornati….pronti all’ascolto?

    18 min
  • 67. IL GAS CHE POTENZIA LA TUA MEMORIA

    In questo episodio entriamo dentro un “giallo scientifico” durato quasi un secolo: un fantasma inseguito dai laboratori di mezzo mondo, un premio Nobel dal finale che nessuno sceneggiatore avrebbe osato scrivere, e la scoperta che il vostro cervello nasconde una rete wireless di cui nessuno vi ha mai parlato.


    E alla fine, come sempre, tre strumenti concreti da usare già da stasera — uno dei quali richiede soltanto... di canticchiare a bocca chiusa.

    Ma prima, una domanda: se vi dicessi che in questo preciso istante, tra i vostri neuroni, si sta diffondendo un gas velenoso... voi smettereste di ascoltarmi? Spero di no.

    Perché è proprio quel “veleno” che deciderà se, domani, di questa puntata vi ricorderete qualcosa.

    19 min
  • 66. IL CONFLITTO CHE NUTRE E QUELLO CHE DISTRUGGE

    Nella maggior parte delle nostre relazioni non c’è troppo conflitto.


    Ce n’è troppo poco.

    O meglio: troppo poco di quello giusto, e troppo di quello sbagliato.


    Per capirlo faremo dialogare due menti che non si sono mai incontrate.


    Un semiologo italiano che ha studiato come si fabbrica un nemico.


    E una facilitatrice americana che insegna alle aziende e alle famiglie a litigare bene.


    Perché tra la guerra e la pace esiste una terza cosa.


    Quasi nessuno la nomina. E potrebbe essere la chiave di tutto.

    18 min
  • 65. NON PUOI MOTIVARE NESSUNO…

    domanda che ogni manager, prima o poi, si ritrova tra le mani — Come faccio a motivare le mie persone? — è una domanda lecita ma è quella sbagliata.


    E questo non perché sia ingenua.

    Ma perché nasconde già nella sua grammatica un'intera antropologia: c'è chi motiva e c'è chi viene motivato.


    Un soggetto che spinge, un oggetto che si lascia spingere.


    Un ingegnere e un meccanismo.


    La Teoria dell'Autodeterminazione ( SELF DETERMINATION THEORY o “SDT” ) degli psicologi Deci e Ryan ha passato quarant'anni a smontare, dato dopo dato, esattamente quella grammatica. …

    22 min

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