Mercoledì 10 agosto in Consiglio Regionale è stato approvato il nuovo Piano Socio Sanitario della Regione Marche. Si tratta, secondo la definizione della Regione, del documento più importante che guiderà le scelte della sanità regionale per il prossimo triennio.
Il piano, parliamo di un documento di oltre 500 pagine, copre il periodo che va dal 2023 al 2025. Secondo il presidente della Regione Francesco Acquaroli “il piano sociosanitario completa il quadro normativo per la riforma della sanità marchigiana e consolida la visione strategica della sanità diffusa e distribuita su tutto il territorio, basata su tre priorità: la prevenzione, l’assistenza territoriale e l’assistenza ospedaliera”.
L’approvazione del piano da parte dell’Assemblea legislativa delle Marche è arrivato col solo voto della maggioranza e dopo oltre 11 ore di seduta, divisa in due giorni, martedì e mercoledì. La minoranza in Consiglio, composta da PD e Movimento 5 Stelle prima del voto sul documento è uscita dall’Aula in segno di protesta. Usando le parole del capogruppo del Pd Maurizio Mangialardi “il Piano è un contenitore vuoto, in cui non ci sono risorse finanziate e che non dà risposte alle esigenze sanitarie dei marchigiani”.
Ci sono stati diversi spunti interessanti nel lungo dibattito, ma secondo noi uno degli interventi più lucidi e vicini alla verità dei fatti è stato quello di Giorgio Cancellieri, consigliere regionale della Lega. Anche Cancellieri, come quasi tutti i suoi colleghi, non entra minimamente nel merito del documento, ma propone un’analisi più ampia dello stato della Sanità del nostro Paese.
Secondo l’esponente della Lega, il problema del nostro Paese è il SOTTOFINANZIAMENTO della Sanità Pubblica e chi se ne deve occupare no è tanto il governatore della nostra Regione quanto chi Governa a Roma, cioè Giorgia Meloni. Cancellieri, che di professione è medico, sa bene che ogni documento in cui si mettono nero su bianco progetti, ideali e prospettive deve fare i conti con un elemento imprescindibile: i soldi. Senza risorse non si possono formare nuovi medici che sostituiranno quelli che andranno in pensione, senza risorse non si possono trattenere in Italia questi preziosi professionisti che, logicamente, preferiscono essere pagati il doppio o più da altri datori di lavoro diversi dalla nostra Nazione.
Insomma è difficile confutare le argomentazioni di Cancellieri e per confermarle citiamo un ultimo dato. Il DEF 2023, quello firmato dal Governo Meloni nella tabella sulla Spesa Sanitaria recitava: Per il 2022 l’Italia in Percentuale sul PIL ha destinato il 6,9%, per il 2023 il 6,7%, nel 2024 destinerà il 6,3%, che scenderà al 6,2% nel 2025 e 2026.