Narrazione audio a cura di eArs
A. Civico Museo Archeologico di Angera (Remo Cardana RC, Luigi Innocenti LI, Anna Bernardoni AB)
Narratore: Chi è appassionato di musei archeologici sa che le necropoli sono un vero tesoro di reperti antichi, sepolti nei corredi dei defunti. La necropoli romana di Angera si trovava proprio in corrispondenza dell’attuale cimitero moderno.
Ma c’è un altro luogo davvero significativo, da dove provengono molti oggetti esposti qui, nel Civico Museo Archeologico.
Si tratta di una grotta, situata subito al di sotto della rocca, chiamata dagli angeresi Tana del Lupo.
Nonostante non sia visitabile, un tempo era assiduamente frequentata e non soltanto dagli archeologi, ma perfino dai bambini e dai ragazzi, come Remo Cardana:
RC: “Anche quando ero bambino era vietato l’ingresso. Probabilmente il nome BOEUC del Luf, serviva a spaventare proprio noi bambini per non farci entrare. Però noi ci andavamo lo stesso. Era un po’ come rubare le mele. Da ragazzi, poi, ci si andava a fumare! ahah!”
N: Certo, che la Tana del Lupo fosse più di una semplice grotta si sapeva, perché è stata oggetto di indagini già dal 1800 e gli scavi sono continuati fino ai tempi più moderni.
Ecco come la descrive Luigi Innocenti, che ha partecipato agli scavi del 1973 con l’associazione storica e archeologica Mario Bertolone, che ebbe un ruolo fondamentale nella riscoperta e tutela del passato più antico della città.
LI: “Sul pendio che porta alla Rocca, nascosta da una folta vegetazione e scavata nella parete rocciosa, si apre una grande caverna. Nel 1868 Biondelli, uno studioso comasco, visti i numerosi incassi presenti sulla parete esterna dove erano poste delle lapidi votive, intuì che la grotta in età romana era luogo di culto mitriaco. Gli scavi archeologici hanno poi confermato anche presenza umana nella preistoria, circa 10.000 anni a.C.. (14 000 anni fa)
gli scavi nella grotta che abbiamo effettuato nel 1973 hanno poi contribuito alla scoperta di un piccolo spazio inesplorato da due millenni in cui sono state raccolte sul pavimento alcune lucerne romane e tre monete del IV secolo, ora esposte al Museo.Lo spazio è stato denominato “saletta Monica” in omaggio a Monica Jung, la più giovane collaboratrice presente allo scavo.”
AB: "Studi recenti ipotizzano anche che la grotta potesse ospitare un culto relativo a delle divinità femminili: le matrone."