A come ApartheidDefinizione giuridica: l’apartheid non è solo un termine storico legato al Sudafrica. È un crimine contro l’umanità definito dal diritto internazionale, in particolare:
- dalla Convenzione ONU del 1973 sull’eliminazione e repressione del crimine di apartheid
- dallo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (art. 7)
Indica un sistema istituzionalizzato di oppressione e dominio sistematico di un gruppo su un altro, mantenuto attraverso leggi, politiche e pratiche coercitive. Nel contesto israelo-palestinese Secondo organizzazioni come B’Tselem, Amnesty International e Human Rights Watch, il sistema vigente presenta caratteristiche riconducibili a tale definizione:
- Segregazione territoriale: colonie in Cisgiordania, regime differenziato di strade e permessi, muro di separazione, blocco di Gaza.
- Disparità legale: due sistemi giuridici nello stesso territorio (diritto civile per coloni israeliani, diritto militare per palestinesi).
- Controllo demografico e territoriale: restrizioni sulla residenza, revoche di permessi, demolizioni di case.
- Violenza e coercizione strutturale: arresti amministrativi, detenzioni senza processo, uso sistematico della forza contro la popolazione civile.
Perché è cruciale comprendere il termine
- Perché definire correttamente un sistema significa riconoscerne la natura strutturale, non episodica.
- Perché se è un crimine contro l’umanità, non è una “questione bilaterale”: è una questione di responsabilità internazionale.
- Perché il linguaggio non è neutro: evitare la parola giusta è spesso il primo modo per evitare la responsabilità.
Responsabilità pratica Conoscere il significato di apartheid implica interrogarsi su:
- quali istituzioni sosteniamo;
- quali aziende finanziamo o legittimiamo;
- quali narrazioni accettiamo senza verificarle.
Azioni pratiche:
- Informarsi tramite fonti verificate.
- Diffondere consapevolezza nelle proprie reti.
- Collegare il concetto di apartheid alle scelte di consumo, investimento e supporto culturale.
La guerra contemporanea si combatte anche nel linguaggio.
Un campo di battaglia dove sopravvivere significa saper riconoscere le distorsioni, smontarle e trovare le parole giuste per nominarle.