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Mentre Stati Uniti ed Europa si concentrano sulla nuova crisi in Medio Oriente, Mosca potrebbe essere uno dei grandi beneficiari indiretti del conflitto. Prezzi dell’energia in salita, acquirenti asiatici più dipendenti dal petrolio russo e difese aeree occidentali che si spostano verso il Golfo: la guerra contro Teheran rischia di produrre un effetto inatteso sulla guerra in Ucraina.
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Estratti audio: archivio audiovisivi Adnkronos. Musiche su licenza Machiavelli Music.
Dopo oltre quattro anni di resistenza contro l’invasore russo a preoccupare adesso l’Ucraina sono gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Una guerra che potrebbe portare gli Stati Uniti, come ha spiegato il leader di Kiev Zelensky, a ridurre la fornitura di armi e di sistemi di difesa nel caso in cui gli scontri si protraggano nel tempo.
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Petrolio e gas, ovviamente. Ma la chiusura dello Stretto di Hormuz per la guerra in Iran porta con sé anche un altro grande rischio per l’economia globale, e per l’Europa in particolare: una crisi dell’alluminio, che legherebbe direttamente il piano dell’energia e quello dell’industria. Di cosa stiamo parlando? Dal canale controllato dai Pasdaran iraniani passa normalmente più del 20% del metallo che raggiunge gli Stati Uniti e la prospettiva di uno stop a queste forniture ha già innescato una corsa al rialzo dei prezzi, saliti del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata dopo che QatarEnergy ha interrotto la produzione di Gnl, fondamentale per alimentare la produzione di alluminio.
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Il cancelliere tedesco Merz, in visita alla casa Bianca ha ribadito a Trump che l’Europa deve essere uno dei soggetti primari nei negoziati.
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L’attacco sferrato da Israele e Usa contro l’Iran, al di fuori di qualsiasi regola internazionale, riporta la pura forza e la politica di potenza al centro delle relazioni internazionali e mette l’Unione Europea di fronte a tutte le sue disfunzionalità.
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L’attacco di Usa e Israele all’Iran, oltre ad aver infuocato il Medio Oriente, avrà ripercussioni anche sul conflitto in Ucraina. Per il presidente Zelensky, infatti, dall’esito e dalla durata degli scontri nel Golfo dipenderanno le forniture di armi che riceverà Kiev per opporsi alla Russia.
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Nel nuovo confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, l’Europa si ritrova ancora una volta a metà strada tra diplomazia e impotenza. Mentre Washington e Gerusalemme decidono tempi e modalità dell’uso della forza, Bruxelles invoca moderazione, prova a pianificare evacuazioni e spera di difendere quel che resta del suo peso nella regione. Ma quanto conta davvero l’Unione su un dossier che incide direttamente sulla sua sicurezza energetica, politica e strategica?
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I vertici dell’Ue si sono recati a Kiev a mani vuote nel quarto ‘anniversario’ dell’inizio dell’invasione su larga scala della Russia. Ursula von der Leyen e Antonio Costa, al di là delle parole, non hanno potuto annunciare nulla di concreto a beneficio del Paese che entra nel quinto anno di guerra, un chiaro segno del mutamento del clima in Europa sulla questione ucraina.
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Mentre nella zona di Zaporizhzhia è stata istituita una tregua temporanea per consentire i lavori di riparazione della centrale nucleare, proseguono i raid russi nel resto dell’Ucraina. A Odessa un asilo è stato colpito dall’esercito di Mosca: due i feriti, tra cui un bambino. Nel frattempo Volodymir Zelensky si è detto pronto a incontrare Vladimir Putin. In Russia Telegram sarà bloccato a breve. Due diverse fonti vicine al Cremlino hanno confermato che la decisione delle autorità “è definitiva”. Una terza fonte ha precisato che la app sarà resa inaccessibile già da aprile.
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Di lui non si sa quasi nulla. Eppure Andrea Pignataro, con un patrimonio di quasi 43 miliardi di dollari, si contende il titolo di uomo più ricco d’Italia. L’arena è la classifica di Forbes e il campione in carica è Giovanni Ferrero, il produttore della Nutella.
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