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Il ventiquattresimo giorno dello stesso mese, i figli d’Israele si radunarono, vestiti di sacco e coperti di polvere, per celebrare un digiuno.
Quelli che appartenevano alla discendenza d’Israele si separarono da tutti gli stranieri, si presentarono davanti a Dio, e confessarono i loro peccati e le iniquità dei loro padri. Si alzarono in piedi nel posto dove si trovavano, e ascoltarono la lettura del libro della legge del SIGNORE loro Dio, per un quarto della giornata; e per un altro quarto essi fecero la confessione dei peccati, e si prostrarono davanti al SIGNORE loro Dio.
Iesua, Bani, Cadmiel, Sebania, Bunni, Serebia, Bunni e Chenani salirono sulla tribuna dei Leviti e invocarono ad alta voce il SIGNORE loro Dio. I Leviti Iesua, Cadmiel, Bani, Casabneia, Serebia, Odia, Sebania e Petaia dissero:
«Alzatevi e benedite il SIGNORE vostro Dio,
di eternità in eternità!
Si benedica il tuo nome glorioso,
che è esaltato al di sopra di ogni benedizione e di ogni lode!
Tu, tu solo sei il SIGNORE!
Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito,
la terra e tutto ciò che è sopra di essa,
i mari e tutto ciò che è in essi,
e tu fai vivere tutte queste cose,
e l’esercito dei cieli ti adora.
—
(Neemia 9:1-6 – La bibbia)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Chiunque si metta seriamente a leggere la bibbia, arriverà ad un certo punto in cui si sentirà mancante davanti a Dio. La bibbia illustra l’opera di Dio, la sua creazione, il suo piano di salvezza per l’uomo, ma evidenzia anche il bisogno dell’uomo di essere salvato, la sua continua disubbidienza e ribellione.
Non ci si stupisce quindi di vedere che l’ascolto della lettura della legge portò il popolo a maturare il desiderio di confessare a Dio i propri peccati, le proprie mancanze davanti a Lui.
Essi non si avvicinarono però alla legge in maniera distratta e non si limitarono ad una confessione frettolosa, tanto per togliersi il pensiero. Il loro atteggiamento in quella giornata fu molto serio. Consideriamo che essi avevano appena celebrato la festa delle capanne che si era conclusa il ventiduesimo giorno del mese. Si erano quindi presi un solo giorno di pausa e poi, il ventiquattresimo giorno del settimo mese, come abbiamo letto, essi si radunarono, vestiti di sacco e coperti di polvere, per celebrare un digiuno. Essi stavano quindi manifestando segni di lutto e dolore e inoltre, digiunando, stavano affermando che in quel momento c’era qualcosa di più importante del cibo per loro, essi infatti avevano bisogno di cibo spirituale e di essere riconciliati con Dio!
Essi dedicarono ben tre ore (questo è il periodo a cui ci si riferisce con “un quarto della giornata”) all’ascolto della legge a poi altre tre ore a confessare i peccati, prostrandosi davanti a Dio.