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Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c’è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. Sotto questi portici giaceva un gran numero d’infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici
[, i quali aspettavano l’agitarsi dell’acqua; perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l’acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
Là c’era un uomo che da trentotto anni era infermo. Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»
L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca,
e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».
Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».
In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
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(Giovanni 5:1-8 – La Bibbia)
La legge prescriveva tre grandi feste in cui gli Israeliti dovevano recarsi a Gerusalemme (vedi De 1:16): la festa dei tabernacoli, la Pasqua (che dava inizio alla settimana dei Pani azzimi) e la Pentecoste. Probabilmente era proprio una di queste feste quella a cui ci si riferisce qui.
Sotto i portici della vasca di Betesda Gesù si trovò davanti ad ogni genere di sofferenza. C’erano ciechi, zoppi, paralitici, molti dei quali soffrivano da anni o addirittura da tutta la vita, i quali facevano a gara tra loro per essere guariti.
La fine del verso 3 e tutto il verso 4 (messe tra parentesi quadre nel nostro testo) non sono presenti nei manoscritti più antichi e gran parte degli studiosi (e delle traduzioni bibliche che mettono normalmente i testi tra parentesi quadre) ritiene si tratti di aggiunte fatte su un manoscritto antico come nota per spiegare la credenza alla base della quale tutte quelle persone stavano presso la vasca. Visto che l’acqua ogni tanto si metteva in movimento (possibile presenza di una sorgente intermittente?) si era probabilmente diffusa la credenza che fosse un angelo a metterla in movimento e che il primo a scendere in acqua sarebbe stato guarito.
Tutte quelle persone erano in competizione per essere guarite, confidando in una credenza popolare. Molte persone erano inferme a quei tempi e, malattie con le quali oggi possiamo convivere, diventavano invece un grosso problema per loro. In una società prevalentemente agricola, chi aveva dei problemi fisici non poteva lavorare e, in assenza dell’assistenza sanitaria, poteva solo sperare che altri lo aiutassero per racimolare il necessario per vivere. Era quindi ovvio che il miraggio di una possibile guarigione attirasse molte persone alla vasca di Betesda.