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Amicizie scomode | 17/09/2022 | Il Corsivo


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A cura di Ferruccio Bovio
L’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” riporta le parole con le quali Vladimir Putin - al termine di un colloquio con il presidente Xi Jinping, avvenuto a Samarcanda a margine della riunione della Shangai Cooperation Organization - ha dichiarato di avere apprezzato molto la posizione degli “amici cinesi” in relazione alla crisi ucraina.
Il leader del Cremlino ha anche aggiunto di comprendere alcune domande e preoccupazioni che – aggiungiamo noi - evidentemente, creano fastidi e nervosismi a Pechino, ma si è detto pronto a chiarire “in ogni dettaglio” le ragioni e gli obbiettivi russi. Al di là della comprensibile soddisfazione per non essersi proprio trovato di fronte ad una “muraglia cinese” di insofferenza e disapprovazione, dalle affermazioni di Putin si evince, in modo abbastanza chiaro, che, sul conflitto in Ucraina, la Cina continua a mantenere invariate le distanze prese sin dalle prime cannonate sparate ed osserva preoccupata l’evolversi degli eventi. D’altra parte, non ci si potrebbe aspettare altro da una potenza che, per soddisfare la propria ambizione di diventare la più grande economia del mondo, di tutto ha bisogno tranne che di esasperazioni nei rapporti politici con interlocutori commerciali di rilevanza fondamentale, quale può essere, ad esempio, l’Unione Europea.
Per l’ex colonnello del KGB, quello di dover fornire chiarimenti su una guerra che – almeno fino ad oggi – gli ha procurato non poche delusioni, deve essere stato un rospo abbastanza indigesto da ingoiare...tuttavia, se ne può adesso tornare a Mosca parzialmente soddisfatto, avendo, comunque, ottenuto da Xi il riconoscimento verbale di “grande potenza” con la quale il colosso asiatico intende collaborare per stabilire – come ha riferito lo stesso Putin - “un ordine mondiale giusto, democratico e multipolare, basato sul diritto internazionale e sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, e non su alcune regole che qualcuno ha escogitato e sta cercando di imporre ad altri”.
Samarcanda sembra, quindi, rivelare che esistono delle pressioni cinesi su Mosca affinché riveda la sua strategia in Ucraina, divenuta ormai, per chiunque, troppo imbarazzante da sostenere. E la Cina non intende assolutamente pagare anch’essa il conto di eventuali sanzioni occidentali che potrebbero esserle inflitte, qualora si sbilanciasse troppo a favore di un “amico” che considera, indubbiamente, piuttosto scomodo.
D’altra parte, il disagio cinese per l’avventata spedizione russa verso Kiev, è confermato dal fatto che, pur avendo sempre manifestato una certa solidarietà politica verso il Cremlino, Pechino si è sempre ben guardata dall’inviargli aiuti militari: tanto è vero che la Russia si vede, oggi, costretta a rivolgersi persino a due specchiate democrazie come l’Iran e la Corea del Nord per comprare droni e proiettili… Pertanto, c’è da prevedere che, riguardo alla questione ucraina, Xi Jinping non si spingerà mai oltre una generica, ma sostanzialmente sterile approvazione formale, nei confronti di una guerra che minaccia proprio quella stabilità geoeconomica e geopolitica che, negli ultimi decenni, tanto ha giovato all'inarrestabile ascesa del suo immenso Paese.
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