Nel podcast ho discusso l’articolo di Tullio Jappelli dedicato al rapporto tra evidenza scientifica, opinioni pubbliche e polarizzazione politica, proponendo una riflessione ispirata al volume Phishing for Phools di George Akerlof e Robert Shiller. Lo studio evidenzia come una parte significativa dei cittadini sia disposta a modificare le proprie convinzioni quando viene esposta a risultati fondati su evidenze empiriche, indipendentemente dall’orientamento politico della fonte che li comunica. A partire da questi risultati, ho avanzato un’ipotesi di ricerca ulteriore: la credibilità della scienza potrebbe diminuire qualora le evidenze fossero associate non a istituzioni accademiche o pubbliche, ma a soggetti privati con interessi economici diretti nei risultati della ricerca. Seguendo l’approccio di Akerlof e Shiller, secondo cui i processi decisionali sono influenzati anche da incentivi, interessi e percezioni di manipolazione, sarebbe interessante verificare se i lettori continuino ad attribuire lo stesso grado di affidabilità a una ricerca quando vengono informati che essa è stata finanziata da un’impresa interessata alla conferma di determinate conclusioni. La questione non riguarda necessariamente la qualità scientifica dello studio, ma la percezione della sua indipendenza. Un simile esperimento consentirebbe di comprendere meglio come il finanziamento della ricerca influenzi la fiducia pubblica nella scienza e nella produzione di conoscenza.
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