È vestito di bianco, ha il volto coperto e pende, esanime, da una gru installata sulla strada di Mashhad. Rahnavard aveva 23 anni. È il secondo manifestante barbaramente ucciso in Iran dopo un processo farsa durato poco più di venti giorni. L’accusa è di aver ferito e ucciso alcuni poliziotti e di “aver mosso guerra contro Dio”. Un monito per i manifestanti, l'impiccagione pubblica. Un modo per provare a fermare le proteste innescate, tre mesi fa, dalla morte in carcere della giovane Mahsa Amini. Invano. Le proteste continuano. E si ampliano. E se è presto per capire se in Iran la rivolta sarà sedata o si trasformerà in una rivoluzione, al di là dei risvolti, quei fatti suggeriscono una riflessione più generale sulla genesi del movimento rivoluzionario...