In questa puntata del programma radiofonico "50 100", Alessandro Prosperi, "il Postino Fiorentino" di Lady Radio, ci guida in un affascinante viaggio attraverso le vie e i giardini di Firenze, alla scoperta dei suoi "alberi monumentali". Vengono presentati 29 esemplari considerati "monumenti nazionali" e veri e propri "patriarchi" custodi di storie cittadine, invitando gli ascoltatori a condividere i loro ricordi legati agli alberi.
Tra i giganti arborei esplorati:
* Il Tasso del Giardino dei Semplici: Piantato nel 1720 da Pier Antonio Micheli, considerato il padre della micologia mondiale. Questo albero di 306 anni e 18 metri di altezza è noto come "albero della morte" per la tossicità di quasi tutte le sue parti, ma è anche immortale e incredibilmente resistente. Micheli, un "outsider" figlio di un merciaio, si distinse per la sua dedizione allo studio dei funghi, sfidando le credenze dell'epoca e fu incaricato da Cosimo III de' Medici di dirigere il Giardino. Morì durante una spedizione ed è sepolto in Santa Croce.
* La Sughera del Giardino dei Semplici: Piantata nella prima metà dell'Ottocento da Ottaviano Targioni Tozzetti, botanico appassionato di medicina e botanica. La sua corteccia, pur morbida, è una corazza resistente che simboleggia la capacità della natura toscana di farsi monumentale anche lontano dal mare.
* L'Olmo del Giappone del Giardino dei Semplici: Introdotto nel 1891 da Teodoro Caruel, all'epoca direttore. Questo albero, il cui legno è sacro in Giappone, si staglia per 25 metri con una chioma che ricorda un ventaglio aperto verso il cielo e una corteccia che si stacca a placche, rivelando sfumature arancio e bronzo.
* Il Cipresso Calvo del Giardino dei Semplici: Questa "ingegneria naturale" vive in terreni umidi e per non annegare sviluppa radici aeree che affiorano dal suolo come ginocchia, testimone delle esplorazioni geografiche del passato.
* La Robinia (o Acacia) di Via dei Pepi: Giunta dal Nord America nel XVII secolo grazie a Jean Robin, erborista del re di Francia. La robinia fiorentina, dal tronco contorto, ha resistito all'alluvione del 1966. Dai suoi profumatissimi fiori bianchi si ricava il celebre miele d'acacia e il suo legno è quasi indistruttibile.
* Il Libocedro (Cedro dell'Incenso) del Giardino di Boboli: Conosciuto come "l'albero degli sposi", è il luogo tradizionale dove le coppie fiorentine si fanno fotografare sotto la sua folta e simmetrica chioma. Piantato intorno al 1870, il suo nome scientifico significa "cedro bello", e il suo legno, se sfregato, rilascia un profumo intenso e mistico. Curiosamente, per l'ironia fiorentina, è anche detto "albero dei cornufi" a causa dei suoi piccoli frutti a forma di corna.
* La Palma da Vino del Cile di Villa Ruschianone: Un esemplare colossale di palma, risalente alla seconda metà dell'Ottocento, periodo in cui a Firenze esplodeva la moda dell'esotismo. Non è una palma esile, ma un gigante dal tronco grigio e liscio, capace di produrre una linfa dolcissima per sciroppo o vino se fermentata.
* Il Glicine di Piazza Fieravanti (Via Pisana 126): Questa pianta rampicante monumentale copre completamente un parcheggio tra aprile e maggio con una nuvola di fiori viola profumatissimi.
* Il Faggio Pendulo del Giardino dei Semplici: Una scultura vivente, con rami che ricadono verso terra come una cascata verde, creando una grotta naturale, quasi uscita da una favola dei Fratelli Grimm. Il suo tronco mostra "occhi" lasciati dalla caduta dei rami, e si dice che architetti del passato abbiano tratto ispirazione dalle faggete per le navate delle cattedrali gotiche.
* Il Cedro del Libano di Villa Favard di Rovezzano: Imponente esemplare situato nel parco di Villa Favard, appartenuta a Fiorella Favard de l'Anglade, una delle donne più affascinanti dell'Ottocento fiorentino e favorita di Napoleone III. La villa, un tempo dimora di campagna, fu trasformata in uno spettacolare parco all'inglese, e il cedro, con la sua immensa chioma, simboleggiava il potere e l'accoglienza, ospitando concerti leggendari.
La puntata si conclude con un invito a riscoprire la ricchezza naturale e storica che si nasconde nelle strade e nei giardini della città, promettendo nuove storie per la settimana successiva.