(Testo di riferimento: Matteo 8,1-17 - La Bibbia)
Ciao a tutti.
Alla fine del sermone sul monte la gente era stupita dell'autorità di Gesù nel suo insegnamento. Era evidente che Gesù possedeva un'autorità speciale che andava ben oltre l'appartenenza ad una scuola rabbinica.
In questo diciottesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo vedremo che l'autorità di Gesù non era evidente solo nel suo modo di insegnare ma anche nel suo modo di operare. E vedremo che egli operava in modo particolare lì dove trovava persone disposte a riporre la loro fede in Lui. E noi siamo disposti a riporre la nostra fede in Lui? Ne parliamo tra un attimo.
Negli episodi precedenti abbiamo commentato il sermone sul monte, o discorso della montagna, che l'evangelista Matteo ci ha proposto nei capitoli 5 a 7 del vangelo. Quello è il primo di cinque grandi discorsi di Gesù attorno ai quali Matteo ha strutturato il vangelo.
Tra il sermone sul monte e il prossimo blocco di insegnamenti, troviamo questa parte pratica che ci mostra Gesù in azione.
Gesù aveva parlato del regno di Dio. Ma era davvero lui il Messia che aspettavano? Certamente molti che lo avevano ascoltato se lo stavano chiedendo. Molti avevano riconosciuto che Gesù parlava con autorità...Ora Matteo ci mostra l'autorità di Gesù in azione.
Alla luce dell’intero vangelo noi sappiamo che Gesù era venuto sulla terra per dare vita eterna agli esseri umani, risolvendo il più grande problema dell'umanità, la morte. Sulla croce egli avrebbe riportato la sua vittoria sulla morte, risorgendo entro il terzo giorno e avrebbe esteso la speranza della risurrezione a tutti coloro che avrebbero creduto in lui.
Ma i contemporanei di Gesù non sapevano che sarebbe accaduto tutto questo. Loro si aspettavano un Messia che cambiasse la cose, stabilendo il suo regno. Allora, prima di arrivare alla croce che avrebbe confuso molti di loro, Gesù mostrò loro la sua autorità intervenendo con potenza attraverso miracoli, guarigioni, liberazioni che avrebbero dovuto convincerli di chi Lui fosse davvero e renderli fiduciosi anche quando le cose sarebbero andate diversamente dalle loro aspettative.
Quando egli scese dal monte, una gran folla lo seguì. Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E in quell'istante egli fu purificato dalla lebbra. Gesù gli disse: «Guarda di non dirlo a nessuno, ma va', mostrati al sacerdote e fa' l'offerta che Mosè ha prescritto, e ciò serva loro di testimonianza». (Matteo 8,1-4)
Si noti il ruolo della fede in questo brano, ruolo che verrà ribadito anche in seguito. Infatti il lebbroso si avvicinò a Gesù con la certezza che egli potesse aiutarlo a guarire dalla sua condizione. Quell'uomo aveva probabilmente già sentito parlare di Gesù e dei miracoli che aveva fatto in precedenza e mostrò di avere grande fede in Gesù.
Gesù rispose alla fede di quell'uomo facendo un gesto che nessuno avrebbe fatto: toccò il lebbroso. Si consideri che la lebbra era una malattia infettiva molto temuta. I lebbrosi erano considerati impuri secondo la legge mosaica, e nessuno avrebbe osato toccarli.
Ma Gesù toccò il lebbroso. Egli infatti non aveva nulla da temere. Nel caso di Gesù succede esattamente il contrario di quanto ci si sarebbe aspettati normalmente. Non fu la malattia ad estendersi dal lebbroso verso Gesù, ma fu la guarigione ad estendersi da Gesù verso il lebbroso. Gesù aveva autorità anche su quella malattia che faceva così paura a tutti.