(Testo di riferimento: Matteo 5,1-16 - La Bibbia)
Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro... (Matteo 5:1-2)
Negli episodi precedenti abbiamo visto il modo in cui l'evangelista Matteo ha presentato il Re, descrivendo le sue origini da Davide e Abraamo, le circostanze straordinarie che hanno accompagnato la sua nascita, l'inizio del suo ministero pubblico dopo essersi sottoposto al battesimo di Giovanni ed essere stato tentato dal diavolo. Dalle numerose citazioni dell'Antico Testamento che abbiamo incontrato si percepisce che questo vangelo è stato scritto soprattutto per persone che avevano una conoscenza delle scritture, pertanto quasi tutti gli studiosi sono convinti che fosse rivolto principalmente agli Ebrei.
Anche il sermone sul monte, così come gli altri discorsi contenuti nel vangelo di Matteo, si rivolge soprattutto ad un pubblico di Ebrei che avevano conoscenza della legge ebraica ma anche conoscenza delle interpretazioni rabbiniche. Quindi, prima di fare un'applicazione a noi oggi, per quanto possibile, dobbiamo metterci nei panni dei primi ascoltatori di Gesù e provare ad ascoltare con le loro orecchie.
Come abbiamo appena letto, in questo messaggio Gesù stava insegnando ai suoi discepoli che si erano accostati a lui. Non è quindi un discorso generico che ognuno può utilizzare come vuole, ma un discorso rivolto a discepoli di Gesù che vivevano nella società ebraica di quel tempo, con tutte le difficoltà che ciò poteva comportare.
Molti si accostano a queste parole di Gesù e le utilizzano in modo totalmente avulso dal contesto come se si trattasse di massime generali per l'umanità, ma non è possibile comprendere in questo modo le parole di Gesù, anzi così si rischia solo di travisarle e applicarle male.
Leggiamo quindi cosa diceva Gesù ai suoi discepoli:
«Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. (Matteo 5,3-10)
Ignorando il contesto, molti si avvicinano a questo brano come se Gesù stesse parlando di categorie diverse di persone alle quali egli fa delle promesse diverse in base alle loro caratteristiche. Così chi si sente più misericordioso prende per se una certa promessa, chi si sente mansueto si identifica con l'altra e così via. Addirittura qualcuno potrebbe pensare che non importi neanche quale fede si abbia purché si manifestino queste caratteristiche.
Ma, come abbiamo detto prima, Gesù stava parlando ai sui discepoli in un contesto storico e culturale preciso.
Ci troviamo di fronte ad un brano caratterizzato dal parallelismo a cui un uditore Ebreo era abituato, visto il grandissimo uso che se ne fa nelle scritture dell'Antico Testamento.
Gesù non sta parlando di diverse categorie di persone ma sta parlando di un'unica categoria di persone, quella dei suoi discepoli, che si sarebbero dovuti distinguere nella società per tutte quelle caratteristiche. Ogni riga non si contrappone alle altre ma arricchisce la descrizione di questi "beati" .
Ciò spiega anche perché il brano parallelo di Luca 6 è diverso, pur mantenendo lo stesso tipo di insegnamento. È infatti abbastanza logico pensare che Gesù abbia impartito di...