Tornano al centro dell’attenzione le ombre sul caso Epstein.
A rilanciare il dibattito è Ari Ben-Menashe, ex funzionario dell’intelligence militare israeliana, oggi lobbista e consulente politico internazionale.
Secondo Ben-Menashe, l’isola del finanziere Jeffrey Epstein non sarebbe stata solo un luogo di devianza privata, ma una vera e propria piattaforma operativa di intelligence. Un sistema, sostiene, utilizzato per intrappolare politici, celebrità e giornalisti attraverso ricatti sessuali, influenzandone carriere e decisioni.
Accuse pesanti, che l’ex agente collega anche a possibili conseguenze geopolitiche, fino a ipotizzare un ruolo indiretto nel fallimento del processo di pace in Medio Oriente e negli Accordi di Oslo.
Al momento, va precisato, non esistono prove documentali definitive a conferma di queste affermazioni.
Resta però un dato oggettivo: per anni Jeffrey Epstein ha avuto accesso diretto ai vertici del potere globale, beneficiando di protezioni e relazioni che, ancora oggi, non hanno trovato spiegazioni complete.
Le dichiarazioni di Ari Ben-Menashe sono state rilasciate tra il 2024 e il 2025 nel corso di interviste e podcast su piattaforme digitali internazionali, e non in sedi ufficiali o giudiziarie.
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