Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi. Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell'olivo, non insuperbirti contro i rami; ma, se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo. Infatti se tu sei stato tagliato dall'olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell'olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo.
(Romani 11:16-24- La Bibbia)Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Leggendo il libro degli Atti ci si rende conto del fatto che nei primi anni dopo la risurrezione di Gesù la comunità cristiana fu caratterizzata da dibattiti interni al popolo ebraico per determinare come potevano essere accettati i gentili nella comunità. Dopo l'incontro di Gerusalemme riportato in Atti 15 fu riconosciuto dalla maggioranza che gli stranieri potevano entrare a far parte della comunità senza essere circoncisi, ovvero senza che diventassero proseliti Giudei a tutti gli effetti.
Con la crescita del numero di stranieri all'interno della comunità cristiana, si stava però verificando un'altro tipo di rottura nella comunità. Infatti molti stranieri stavano sviluppando un'idea sbagliata nei confronti dei Giudei, arrivando a pensare che Dio avesse rigettato il popolo Giudaico per sostituirlo con un popolo di stranieri.
In particolare, dobbiamo ricordare che l'imperatore Claudio intorno al 49-50 d.c. aveva espulso i Giudei da Roma. I cristiani non erano ancora perseguitati a Roma in quel periodo, così per alcuni anni la comunità cristiana fu composta da soli gentili che accoglievano altri gentili neoconvertiti in un contesto di totale assenza dei Giudei. L'avversione verso i Giudei che si era sviluppata nella società romana aveva probabilmente influenzato anche i cristiani gentili. Si pensa infatti che l'apostolo Paolo scrisse questa lettera proprio alcuni anni dopo, quando i Giudei ebbero il permesso di rientrare in Roma e i due gruppi dovevano di nuovo imparare a coesistere al'interno della comunità cristiana.
Occorreva che i gentili si ricordassero delle proprie origini, visto che erano diventati seguaci di Gesù che era proprio il Messia inviato in primo luogo proprio ai Giudei. Essi stavano infatti commettendo un errore analogo a quello che avevano fatto i Giudei prima di loro. Se molti Giudei avevano pensato erroneamente di poter essere accettati da Dio per il solo fatto di essere Giudei, ora molti stranieri rischiavano di concludere che i Giudei fossero rigettati da Dio per il solo fatto di essere Giudei, senza più possibilità di essere riconciliati con Dio! Essi stavano pretendendo che Dio mostrasse la sua bontà verso di loro riservando ai Giudei la sua severità.
L'apostolo Paolo propone in questa sezione alcune illustrazioni per esortare gli stranieri ad avere una prospettiva cor...