La Sardegna si conferma fanalino di coda in Italia per la prevenzione oncologica. È quanto emerge dal report 2023 della Fondazione Gimbe, elaborato sui dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), che evidenzia gravi carenze nella partecipazione agli screening gratuiti per la diagnosi precoce di tumori.
Tre screening, tre posizioni critiche
Nel dettaglio, lo screening mammografico colloca l’Isola al 20° posto nazionale, ultima in classifica. Poco meglio per gli screening della cervice uterina e del colon-retto, con la Sardegna al 17° posto su 20. Numeri che mettono in luce una rete sanitaria regionale ancora in difficoltà, nonostante la gratuità degli esami e i protocolli di prevenzione definiti a livello nazionale.
Diagnosi mancate e adesione troppo bassa
A livello nazionale, nel 2023 si stimano circa 50.000 diagnosi mancate tra tumori e lesioni pre-cancerose, secondo Gimbe. Questo dato allarmante è conseguenza diretta della scarsa partecipazione ai programmi di screening organizzati: 1 persona su 2 non aderisce agli screening per mammella e cervice, e 2 su 3 salta quello per il colon-retto.
Cartabellotta (Gimbe): «Serve un cambio di passo»
«È evidente – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che sul fronte degli inviti molte Regioni devono migliorare le proprie capacità organizzative. Ma la principale criticità rimane la scarsa adesione da parte dei cittadini. Servono informazione capillare, strategie di comunicazione efficaci e coinvolgimento attivo. Perché aderire agli screening significa diagnosi precoce, trattamenti tempestivi, meno sofferenze e soprattutto meno decessi per tumore.»
Un’urgenza di sanità pubblica
I dati mettono la Sardegna di fronte a una sfida che è prima di tutto culturale e organizzativa. La mancata adesione agli screening oncologici rappresenta non solo un rischio sanitario individuale, ma anche un costo collettivo per il sistema sanitario nazionale. Diagnosi tardive implicano trattamenti più lunghi, meno efficaci e più costosi, oltre a un impatto maggiore sulla qualità della vita dei pazienti e delle famiglie.
Cosa serve per invertire la rotta
Gli esperti concordano su alcuni interventi prioritari:
Campagne di comunicazione mirate e territoriali, con linguaggio accessibile e coinvolgente.
Maggiore prossimità dei servizi, con disponibilità di ambulatori mobili o punti di screening nei piccoli centri.
Coinvolgimento attivo dei medici di famiglia come promotori della prevenzione.
Monitoraggio costante dei dati di adesione per intervenire in tempo reale nei territori più critici.
Un diritto poco esercitato
La prevenzione oncologica è un diritto garantito e gratuito, ma che, senza consapevolezza e organizzazione, rischia di restare sulla carta. La Sardegna, con i suoi dati preoccupanti, ha oggi l’opportunità e il dovere di trasformare il sistema di screening in un pilastro reale della sanità pubblica, superando ritardi storici e migliorando l’accessibilità per tutti i cittadini.
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