Ma è davvero così difficile dare un lavoro “vero” ai detenuti? Gianfranco Borgato, presidente della cooperativa Sviluppo & Lavoro, dimostra con i fatti che non solo è possibile, ma che a far lavorare le persone ristrette in carcere ne beneficia non solo il detenuto, ma anche le imprese e tutto il territorio che vede uscire dal carcere non persone sbandate ma reinserite nel tessuto sociale.
Nessuno Tocchi Caino lo ha incontrato nella casa circondariale di Belluno dove lavora oltre il 50% dei detenuti nella produzione accessori per gli occhiali, assemblaggio di componenti plastiche di macchine per il caffè e gadget richiesti da imprese e associazioni per distribuirli ai loro clienti come forma di pubblicità. Certo, se lo Stato italiano decidesse di attuare quella parte dell’Ordinamento penitenziario che prevede la costituzione dei Consigli di Aiuto sociale, tutto sarebbe più facile…