Con l’avvocato Armida Decina questa settimana raccontiamo la storia di un detenuto che sta vivendo una vera e propria via crucis per potersi curare. Aniello Falanga (questo è il suo nome) ha 64 anni ed è affetto da un carcinoma alla prostata trattato chirurgicamente e recidivante. Il suo magistrato di sorveglianza (di Roma) è arrivato ad accusarlo di evasione mentre era a casa a curarsi (reato successivamente archiviato dal GIP di Napoli) e a revocargli la semilibertà di cui beneficiava da dieci anni senza mai aver avuto un richiamo, visto che il suo comportamento è sempre stato irreprensibile e pieno di encomi. Fatto sta che Aniello Falanga è stato rispedito in carcere dove, a detta della stessa amministrazione penitenziaria, non può ricevere le cure che gli sono necessarie. In Italia, diceva Marco Pannella, non abbiamo la pena di morte ma sovente si rischia di morire “per pena”, nonostante la nostra Costituzione garantisca a tutti senza esclusione il diritto alla salute.