Per al redazione Aurora Matteucci con il Dott. Costanzo Cea, magistrato in pensione, ripercorrono la storia del processo.
Il processo penale italiano nasce dentro una cultura dell’autorità, dove giudice e pubblico ministero condividono la stessa matrice: quella di chi esercita il potere dello Stato.
È il tempo del Giudice Istruttore in cui, come ricorda il Dott. Cea, il giudice poteva essere “l’incarnazione della Santissima Trinità”: accusare, istruire, decidere.
Poi arriva la svolta del 1989. Il codice cambia, il processo si fa accusatorio. Ma le norme bastano a cambiare una mentalità? O quella cultura, “intrisa di inquisitorio”, continua a sopravvivere nelle pratiche, nei linguaggi, nelle relazioni tra i protagonisti del processo?
In questa puntata attraversiamo una frattura che è prima di tutto culturale. Perché il punto non è solo come funziona il processo, ma come viene vissuto. Se il pubblico ministero è ancora percepito come “giudice”, se il confronto con la difesa resta asimmetrico, allora la parità rischia di essere più dichiarata che reale.
E allora la domanda resta aperta, e forse decisiva: i cittadini come se ne accorgono? e i giudici sono pronti a un processo pienamente accusatorio? O stiamo ancora facendo i conti, senza dirlo fino in fondo, con un’eredità che i giudici non hanno mai del tutto lasciato andare?