Nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia, Vinicio Nardo con Stefano Ceccanti, costituzionalista e già parlamentare del Partito Democratico, provano a riportare il confronto sul terreno delle regole e non delle paure.
Il Prof. Ceccanti risponde ad argomenti ricorrenti del No e ripercorre le tappe del percorso scientifico-politico che ha condotto alla riforma della magistratura.
Dalla questione dei quorum per l’elezione dei laici del Consiglio Superiore della Magistratura al nodo dell’Alta Corte disciplinare, fino al ruolo dell’articolo Articolo 111 della Costituzione italiana, per smontare la retorica del rischio: “si agita il fantasma delle norme attuative perchè è più facile rovesciare paure su norme non scritte”.
E poi il metodo: la concertazione (negata o rifiutata?); quindi la storia: Vassalli (fatti, non parole); Il compianto Antonio Soda; D'Alema e Salvi: gemelli (assai) diversi, l'intergruppo parlamentare...
La riforma nasce senza un vero compromesso e il confronto si irrigidisce: “è stato un dialogo tra sordi”. E allora la responsabilità torna a chi vota: prendere atto del fallimento del metodo e giudicare il merito.