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C'è una parola che attraversa trasversalmente filosofia, psicologia, economia e letteratura da oltre duemila anni, eppure non ha ancora trovato una definizione univoca: felicità. In questa puntata di Insalata Mista ci addentriamo in un territorio insolitamente personale — e proprio per questo, forse, più universale del solito.
Partiamo da una distinzione che i greci avevano chiaro e che noi abbiamo perso: eudaimonia, il benessere dell'anima che si vive secondo la propria natura autentica, contro olbios/felix, la felicità come fortuna materiale. Due concetti distinti che in italiano schiacciamo in una parola sola — e che da Aristotele a Epicuro, da Sant'Agostino a Jeremy Bentham, hanno generato tradizioni filosofiche che ancora oggi si confrontano.
Poi arriviamo al paradosso di Easterlin: nel 1974, l'economista Richard Easterlin dimostrò che, pur crescendo il PIL pro capite degli Stati Uniti enormemente dalla metà del Novecento, i livelli medi di soddisfazione di vita erano rimasti sostanzialmente piatti. Il meccanismo che spiega questo cortocircuito si chiama hedonic treadmill — il tapis roulant edonico: corri sempre più veloce per restare nello stesso punto. Ogni miglioramento diventa rapidamente la nuova normalità, e la soddisfazione che produceva si azzera.
Infine, guardiamo la felicità attraverso il confronto tra tre generazioni: chi è nato intorno al 1940, chi negli anni Settanta, e la Gen Z. Tre punti di partenza diversi, tre scale di aspettative diverse, tre versioni dello stesso problema irrisolto. E forse la cosa più onesta che si possa dire è che nessuna delle tre ha trovato la soluzione definitiva — anche perché, probabilmente, una soluzione non esiste.
Leggi la newsletter completa su insalatamista.blog
#felicità #benessere #easterlin #genz #filosofia #insalatamista #podcast #riflessioni
By Franco AquiniC'è una parola che attraversa trasversalmente filosofia, psicologia, economia e letteratura da oltre duemila anni, eppure non ha ancora trovato una definizione univoca: felicità. In questa puntata di Insalata Mista ci addentriamo in un territorio insolitamente personale — e proprio per questo, forse, più universale del solito.
Partiamo da una distinzione che i greci avevano chiaro e che noi abbiamo perso: eudaimonia, il benessere dell'anima che si vive secondo la propria natura autentica, contro olbios/felix, la felicità come fortuna materiale. Due concetti distinti che in italiano schiacciamo in una parola sola — e che da Aristotele a Epicuro, da Sant'Agostino a Jeremy Bentham, hanno generato tradizioni filosofiche che ancora oggi si confrontano.
Poi arriviamo al paradosso di Easterlin: nel 1974, l'economista Richard Easterlin dimostrò che, pur crescendo il PIL pro capite degli Stati Uniti enormemente dalla metà del Novecento, i livelli medi di soddisfazione di vita erano rimasti sostanzialmente piatti. Il meccanismo che spiega questo cortocircuito si chiama hedonic treadmill — il tapis roulant edonico: corri sempre più veloce per restare nello stesso punto. Ogni miglioramento diventa rapidamente la nuova normalità, e la soddisfazione che produceva si azzera.
Infine, guardiamo la felicità attraverso il confronto tra tre generazioni: chi è nato intorno al 1940, chi negli anni Settanta, e la Gen Z. Tre punti di partenza diversi, tre scale di aspettative diverse, tre versioni dello stesso problema irrisolto. E forse la cosa più onesta che si possa dire è che nessuna delle tre ha trovato la soluzione definitiva — anche perché, probabilmente, una soluzione non esiste.
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